universita Tunisia

Dopo il rifiuto di un professore di ammettere agli esami una studentessa coperta dal “niqab”, il velo integrale che lascia scoperti solamente gli occhi, l’Università di Manouba, in Tunisia, è stata occupata per protesta da un gruppo islamico.

In seguito alle proteste il preside della facoltà di Lettere ed arti, Habib Kazdaghli, è rimasto bloccato nel proprio ufficio, praticamente ostaggio dei manifestanti. L’incidente avvenuto nell’ateneo, distante circa 25 chilometri dalla capitale Tunisi, non è un episodio isolato. Negli ultimi due mesi anche a Sousse, Kairouan e Gabès si sono registrati eventi simili.

Il preside ha poi raccontato aver subito un’aggressione da parte di fondamentalisti religiosi mentre tentava di spiegare ai manifestanti le ragioni per cui ha decretato per oggi la sospensione della didattica e degli esami. A seguito dell’accaduto ha chiesto protezione al ministero dell’Istruzione e alla Guardia nazionale, ma soltanto fuori dal perimetro dell’ateneo.

C’è il sospetto che in realtà si tratti di una strategia pianificata da parte dei salafiti, uno dei gruppi religiosi esponenti di una interpretazione radicale dell’islam. Il loro obiettivo consiste nell’imporre alle università della Tunisia i dettami più stringenti del loro credo, con la creazione di classi separate tra uomini e donne, l’accettazione del velo integrale per le donne, la costruzione di sale di preghiera all’interno delle facoltà. Una docente del dipartimento di Italianistica dell’università di Manouba conferma questa tesi: a protestare sono soltanto gli uomini che secondo lei “mandano apposta le donne per creare incidenti”.

Si tratterebbe di ragazze che non frequentano i corsi dell’ateneo, ma che però si presentano per sostenere gli esami col velo integrale, non permesso dalla facoltà. Il divieto imposto non ha però motivazioni religiose ma prettamente “didattiche”: col niqab, che non lascia intravedere il viso, è impossibile riconoscere gli studenti. Presso l’università di Manouba la metà delle studentesse portano il velo, ma non quello integrale. Le ragazze indossano infatti il chador o l’hijab che permettono di vedere il viso e dunque di riconoscere la persona.

La ragazza in questione invece era irriconoscibile e si era presentata agli esami accompagnata da un gruppo di persone, di cui non tutti studenti, che hanno occupato la direzione. Una camionetta ha portato dei materassi ai manifestanti che hanno passato la notte nella hall della facoltà. I salafiti hanno annunciato che avrebbero continuato l’occupazione finché il velo integrale non fosse stato accettato, non fossero istituite classi separate e creati luoghi di preghiera nella facoltà.

Una questione legata alla religione si è segnalata ultimamente anche nel nostro Paese, in seguito alla richiesta di una ragazza musulmana di avere uno spazio di preghiera all’interno dell’università.

Il video delle proteste all’Università di Manouba