classifica Censis di Odontoiatria 2016

Secondo l’Organizzazione mondiale delle sanità (Oms), dovrebbe essercene uno ogni duemila abitanti, invece è possibile trovarne uno ogni novecento. In Italia i dentisti sono troppi, se ne contano in totale circa 59 mila. Un fenomeno acuito dal fatto che molti odontoiatri si laureano, con maggiore facilità, presso atenei esteri. “Nelle università italiane si formano circa ottocento studenti per anno accademico – spiega Giuseppe Renzo, presidente della Commissione Albo Odontoiatri – mentre ogni anno le nuove iscrizioni agli albi sono 1500”.

Troppi dentisti, meno occupazione per loro in Italia. “Complice la crisi, è calato dal 40% al 30% – dice il presidente della Cao – il numero di italiani che vanno negli studi dentistici per fare prevenzione”. Così capita che molti odontoiatri, specialmente quelli appena laureati, “finiscono per offrirsi a lavorare come igienisti dentali in studi strutturati”. A ciò, si aggiungono le varie difficoltà che si devono affrontare per avviare un proprio studio: le spese possono oscillare tra gli 80 i 300 mila euro e se non si è figli di “qualcuno” la strada è piuttosto impervia.

Molti studenti italiani, oltretutto, preferiscono conseguire la laurea in Odontoiatria presso le università di altri Paesi, dove i corsi spesso sono più brevi. In certi casi, la formazione dura cinque e non sei anni come in Italia, ed è differente dalla nostra. Poi, al rientro, tali nuovi professionisti chiedono di essere iscritti all’Albo, senza che siano sottoposti ad alcun esame di abilitazione. Secondo quanto riferito da Renzo, ad esempio, alcuni atenei italiani “avrebbero sottoscritto protocolli con università albanesi per corsi di laurea in Odontoiatria che accolgono anche nostri connazionali”. A Tirana ci sarebbero, tra l’altro, scuole di specializzazione istituite ad hoc per gli italiani.

Dinanzi a questa situazione, in un Paese in cui i dentisti sono troppi, urge prendere dei provvedimenti. Prima di tutto, è necessario modificare la programmazione per l’accesso ai corsi di laurea, poi occorre la certificazione della qualità professionale. “Chiediamo immediati correttivi, tra cui un serio esame di abilitazione – finisce Giuseppe Renzo – con la partecipazione dell’ordine professionale anche per gli italiani laureati qui, che sostengono l’esame di abilitazione nella loro stessa università con il loro professore”.