Universiadi a Trento sfumate

Universiadi invernali 2017 sfumate a Trento. Era pronto tutto, anche il logo, ma a 10 giorni dalla decisione della commissione internazionale la Provincia ha ritirato lo scorso novembre (o meglio rinviato) il proprio sostegno alla competizione sportiva tra gli universitari di tutto il mondo. C’era anche una madrina di tutto rispetto, Manuela Di Centa, presidente del Comitato promotore. Il sostegno tuttavia è solo rinviato, secondo la nota stampa della Provincia, al 2019. Il motivo? Costano troppo, e in tempi di crisi meglio andare con i piedi di piombo.

Ora però, mentre i giochi invernali del 2017 sono stati ufficialmente assegnati a Taipei, c’è chi non risparmia le polemiche sull’occasione sfumata. Un impegno lungo 2 anni, quello per portare a Trento i giochi invernali delle Universiadi nel 2017, sfociato nella candidatura ufficiale nel lontano maggio del 2010. 23 milioni di euro l’investimento massimo previsto dalla Provincia. Un impegno rinviato all’improvviso lo scorso 18 novembre con un sintetico comunicato, a 10 giorni dal pronunciamento della commissione di Bruxelles.

“In questo momento, infatti, segnato da un particolare contesto economico – si legge nella nota – l’esecutivo ha ritenuto opportuno puntare sull’edizione 2019, a fronte del rilevante impegno finanziario che l’organizzazione della competizione avrebbe richiesto”. Alla luce del quadro finanziario in atto la Giunta ha dato quindi mandato di non procedere con il piano abbozzato e di rimodulare invece la candidatura per la successiva edizione.

Dura la reazione del rettore dell’ateneo trentino Davide Bassi, riportata oggi sulle pagine de “Il Fatto Quotidiano”: “Se la Provincia avesse fatto i conti prima forse avremmo evitato una figuraccia internazionale“. Ma non basta, perché – sempre secondo Il Fatto Quotidiano - la stessa cifra negata alle Universiadi sarebbe stata stanziata per il potenziamento di un impianto sciistico a bassa quota, con tanto di nuova cabinovia e bacino per l’acqua per la produzione di neve artificiale, sotto i 2.000 metri.

Una scelta miope secondo Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, e poco accorta anche nei confronti dell’ambiente, quando invece il progetto delle Universiadi prevedeva la riqualificazione di stazioni sciistiche esistenti.