Tesi tra i rifiuti

Gli studenti che hanno trovato il “corpo del reato” sono trasaliti: il pensiero è subito andato alle nottate a alle fatiche affrontate per scrivere tesi come quelle trenta che giacevano nell’immondizia al terzo piano dell’Università di Bari. Disseminate in diversi cestini assieme a cartacce e avanzi di cibo, quelle tesi con tanto di copertina di pelle erano state discusse, alcune da dieci anni altre da poco tempo, da laureandi (e poi laureati) in Scienze della comunicazione, Psicologia e Scienze della formazione.

Non è la prima volta che accade: già in passato sono stati rinvenuti cumuli di tesi per strada, come alla Statale di Milano e a Napoli, dove gli elaborata erano finiti nei cassonetti per strada. In questo caso, agli studenti dell’ateneo barese che si sono rivolti alla segreteria per denunciare l’accaduto è stato spiegato che non si tratta delle copie consegnate all’università, ma di quelle che i laureandi lasciano a docenti e relatori.

“Ci hanno detto che tutte le tesi consegnate in segreteria sono in cartoncino e non in pelle e sono conservate in un archivio impossibile da violare” ha spiegato il 24 enne Michele Cotugno Depalma, uno dei primi studenti ad accorgersi dell’accaduto. Anche il preside di Scienze della formazione, Giuseppe Elia, è stato informato del ritrovamento e ha subito avviato un’indagine interna con l’obiettivo di individuare i responsabili di quello che una delle ex studentesse che si è vista gettare la gettare la tesi ha definito “una scelta poco elegante”.

Una scelta che oltre a mostrare poco rispetto per le fatiche degli studenti mette alla mercè di chiunque i dati sensibili contenuti nei volumi. Ma la maggior parte degli universitari baresi ha commentato l’episodio con ironia. “Appena avrò discusso anche la specialistica finirà nel cestino anche la seconda laurea”, racconta una studentessa, che però stavolta si riferisce all’impossibilità di trovare sbocchi lavorativi immediati anche se si ottiene il tanto agognato “pezzo di carta”.