Test ammissione

Il Tar di Brescia ha riammesso al corso di laurea in Scienze mediche 40 studenti esclusi ai test di ammissione che hanno promosso un ricorso alla giustizia amministrativa per le incongruenze contenute in quattro quesiti. Le domande erano state annullate dalla commissione che presiedeva allo svolgimento dei test di ammissione già prima della prova, ma questo non è bastato per far ritenere al tribunale amministrativo che la questione posta dai ricorrenti fosse infondata.

Il Tar ha registrato infatti un’alterazione oggettiva della prova tate da configurare un’anomalia lesiva del diritto allo studio costituzionalmente garantito. I test del 2 settembre, a parere degli studenti ricorrenti, riducevano la possibilità per i duemila partecipanti di raggiungere un punteggio utile ed essere ammessi, dal momento che la valutazione si basava su 76 e non più su 80 domande.

A questo, ha spiegato l’Unione degli universitari che ha promosso i ricorsi, va aggiunto che l’annullamento di quattro domande ha alterato l’equilibro tra le materie e ha creato confusione nella consultazione del formulario sul quale inserire le risposte. Nel mirino dell’Udu anche l’attribuzione a una società privata della procedura di predisposizione della prova “entrando in possesso di importantissime informazioni e senza una reale supervisione né un controllo”.

Da parte sua l’Università di Brescia conferma la sua apertura verso i ragazzi fin dal primo momento, non appena l’ateneo ha saputo degli errori e ha provveduto ad avvertire i partecipanti al test dopo aver consultato il ministero dell’Università. Il rettore Sergio Pecorelli spiega che l’esigenza di segretezza della prova fa sì che l’ateneo non potesse intervenire preventivamente nei confronti della società che ha predisposto i quesiti, società che – aggiunge il rettore – predispone da anni i test per alte università italiane e senza particolari complicazioni.

Gli studenti beneficiari dell’ordinanza del Tar possono ora iniziare a frequentare i corsi al pari dei colleghi già iscritti, ma oltre alla fatica di allinearsi nello studio dovranno anche risolvere questioni burocratiche legate all’iscrizione ad altri corsi di laurea. Oltre ai quaranta però si potrebbero presto mobilitare anche gli altri che in un primo momento non avevano presentato ricorso, eventualmente anche attraverso lo strumento del ricorso straordinario davanti al capo dello Stato.

L’Udu fa sapere che sulla questione continuerà a mobilitarsi, seguendo gli studenti che volessero promuovere nuovi ricorsi e continuando la battaglia politica per l’abolizione dell’accesso programmato, perché la vera selezione non può avvenire all’ingresso ma durante il corso di studi e, successivamente, nel momento in cui si è entrati nel mondo del lavoro.