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Gli studenti stranieri sono un costo che le università della Svizzera non possono permettersi di sostenere, pertanto il loro numero andrebbe limitato. A dirlo è il segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione elvetico, Mauro dell’Ambrogio, intervistato da SonntagsZeitung. Dell’Ambrogio è tornato su una questione da qualche tempo al centro del dibattito in Svizzera, Paese che ogni anno accoglie migliaia di universitari provenienti dall’estero (Germania e Italia in primis).

Poco più di un anno fa era già arrivato un allarme da parte della Conferenza dei rettori delle università svizzere (CRUS), che aveva chiesto l’intervento dei Paesi di origine degli studenti, affinché si facessero carico di parte dei costi che gli atenei debbono sostenere per garantire la formazione anche agli stranieri. All’epoca il segretario di Stato aveva dichiarato che erano già state avviate delle trattative in proposito con la Germania, ma adesso propone una nuova soluzione: per non costringere gli atenei ad aumentare le tasse di iscrizione occorre porre un limite agli stranieri.

Nelle università svizzere gli iscritti provenienti dall’estero sono circa il 40 per cento del totale e il loro numero è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi vent’anni. In Svizzera arrivano soprattutto studenti tedeschi attratti dalla qualità dell’insegnamento offerto dagli atenei del Paese e dai costi più bassi rispetto a quelli di casa loro.

L’attrattività delle università è una risorsa per la Svizzera, che così aumenta le proprie chances di accaparrarsi i migliori giovani talenti, ma ha anche un rovescio della medaglia: per accogliere tutti questi studenti stranieri occorre adeguare le strutture e il personale degli atenei, cosa che comporta costi non indifferenti. Rettori e governo stanno dunque cercando un modo per correre ai ripari.

La prima proposta era stata appunto quella di richiedere l’intervento economico dei Paesi di provenienza degli studenti, strada che, però, si è rivelata non semplice da seguire. Così alcuni atenei hanno iniziato a differenziare l’ammontare delle tasse universitarie in base alla nazionalità degli iscritti, arrivando in alcuni casi – come è accaduto all’Università della Svizzera Italiana – a raddoppiarle per coloro che sono domiciliati in uno Stato estero.

Dell’Ambrogio, tuttavia, non ritiene che aumentare le tasse sia la migliore delle soluzioni e ne propone un’altra: limitare il numero di stranieri, anche attraverso l’adozione di criteri di selezione più rigidi, così da non fare di tutta l’erba un fascio e poter continuare ad accogliere i giovani più meritevoli, a beneficio dello sviluppo economico elvetico. Secondo il segretario di Stato, ad essere escluse da queste restrizioni dovrebbero essere solo quelle università frontaliere (come appunto l’Università della Svizzera Italiana o la SUPSI), che senza la presenza massiccia di iscritti provenienti dall’estero non potrebbero esistere.