scontri egitto

Gli studenti della London School of Economics non sono gli unici a non “digerire” le lauree della famiglia Gheddafi. Mentre nei giorni scorsi infatti la comunità di studenti inglesi ha accusato di plagio il figlio del leader libico Gheddafi, che avrebbe copiato la sua tesi, stavolta è l’Università di Khartoum, capitale del Sudan, a opporsi al riconoscimento accademico.

Come annunciato dallo stesso ateneo in una nota alla stampa internazionale, il Consiglio dell’università ha deciso, in una riunione tenutasi nei giorni scorsi, di ritirare un dottorato in onore della guida libica conferito al colonnello Muammar Gheddafi, per condannare duramente le azioni del regime contro i civili, le repressioni e le violenze.

Il dottorato honoris causa di Khartoum per Gheddafi è datato 1996, ma non sono state rese note le motivazioni per il conferimento e l’area disciplinare di competenza. Intanto il mondo universitario nordafricano continua ad essere scosso non solo sul piano morale, ma anche e soprattutto dalla violenza all’interno e all’estero dei campus, episodi che hanno generato momenti di solidarietà degli studenti a livello internazionale.

Tra le ultime notizie il resoconto di quanto accaduto nella capitale egiziana il 28 gennaio, terzo giorno della rivolta con alcuni fra gli scontri più violenti, con l’Università Americana del Cairo (Auc), posizionata proprio su Piazza Tahrir, al centro di violenti scontri e utilizzata anche dalle forza armate come “roccaforte” per sparare sulla folla.

A renderlo noto, grazia al recupero di un video proveniente dalle telecamere dell’ateneo, è la presidentessa dell’istituzione, Lisa Anderson. Dal video è stato possibile verificare come il cancello principale dell’Università sia stato forzato da manifestanti, ma che un contributo importante nello smantellamento dell’edificio è stato proprio quello della polizia alle dipendenze del ministero dell’Interno.

Un attacco che non ha causato solo saccheggi e il lancio di vetri rotti sulla folla, ma addirittura la morte di decine di persone. La gravità della situazione ha infatti richiesto il ritiro delle forze di polizia e l’intervento dell’esercito.