Marcello Fontanesi

“L’università dopo la riforma e l’impatto dei provvedimenti finanziari del 2010”: è questo l’argomento della tavola rotonda che si è svolta venerdì scorso all’Università di Milano Bicocca. In una burocrazia particolarmente complessa e macchinosa come quella che regola l’università italiana è stata proprio la complessità della riforma Gelmini l’oggetto della preoccupazione dei relatori, tra cui ricercatori dell’ateneo milanese e i parlamentari Anna Frassinetti, Pdl, relatrice del provvedimento alla Camera, e Walter Tocci del Pd.

“Si tratta di una riforma troppo centralistica che elimina completamente l’autonomia degli atenei – commenta Marcello Fontanesi, rettore dell’ateneo che ha ospitato il dibattito – il che denota la totale mancanza di fiducia da parte del governo nei confronti degli atenei”. Proprio a questo concetto si lega l’argomento della valutazione della qualità espressa dagli atenei: “Bisognerebbe abbassare il paradigma di controllo procedurale – ha affermato Walter Tocci – e puntare sulla valutazione dei risultati ottenuti dai singoli atenei. È una legge puramente burocratica e formale mentre sarebbe strettamente necessario promuovere le differenze tra i vari atenei per premiare le eccellenze”.

Insomma, dal dibattito è emersa l’opinione diffusa che sia indispensabile mettere a punto un apparato di valutazione del sistema universitario. Questo però, hanno spiegato i relatori, tarda ad arrivare e non è certo uno dei punti fondamentale della riforma: “L’ultima valutazione risale a più di sei anni fa, dopo di che il Civr (comitato d’indirizzo per la valutazione della ricerca, ndr) è stato smantellato – continua Fontanesi – per creare l’Anvur, che però non è operativo e non lo sarà ancora per anni”.

Una riforma “che mette il guinzaglio all’università”, prosegue il rettore di Milano Bicocca, dalle regole nebulose e di difficile applicazione: “Nonostante tutto – spiega– ci rimboccheremo le maniche per iniziare ad applicarla e per farci venire idee che ci permettano di muoverci all’interno di paletti tanto stretti”. Ulteriore preoccupazione messa in luce dai partecipanti è quella legata all’emorragia di docenti e di nuovi ricercatori: “Il rapporto tra numero di studenti e di docenti sta diventando preoccupante – commenta ancora il rettore – e questo mette a serio rischio la qualità della didattica”.

Per ora pare che la riforma non avrà conseguenze negative sugli studenti ma del futuro non v’è certezza: “Per i prossimi anni si parla di ulteriori tagli. Se così fosse bisognerà trovare risorse per tenere in piedi il sistema, per questo potrà essere necessario aumentare le tasse”. Ma il problema più grande deriva dalla mentalità di fondo: “Purtroppo in Italia la ricerca universitaria non è considerata come negli altri paesi una risorsa per il bene comune – conclude Fontanesi – ed è questa premessa che frena le prospettive di tutti i ragazzi che vorrebbero impegnarsi nel settore”.