politecnico torino concorsi senza colloquio

Sembra proprio che la parola concorso, dovrà essere eliminata dal vocabolario dell’aspirante docente universitario.

La proposta della nuova riforma strutturale della governance degli atenei e del reclutamento del corpo docente, contenuta nel documento del Ministro Gelmini prevede infatti l’abolizione dei concorsi per il reclutamento dei docenti.

Invece del concorso, i futuri docenti dovranno sostenere un’abilitazione nazionale all’insegnamento tramite un sistema di valutazione operato da un “organo nuovo e terzo”, con successiva “chiamata diretta” degli abilitati da parte delle università interessate.

Sarà necessario “introdurre elementi di competizione meritocratica, di mobilità nazionale e internazionale, di trasparenza nel reclutamento”, spiega il documento della Gelmini, “evitando la rigidità di un meccanismo troppo centralistico”, come i concorsi. Ma è necessario, comunque, tornare ad un “filtro” come quello previsto dalla legge 230 del 2005 dell’ex ministro Moratti”.

La riforma del reclutamento si propone infatti di “eliminare consociativismo e sovrapposizione delle competenze e valorizzare in chiave meritocratica la qualità della didattica e della ricerca”, attraverso un'”abilitazione scientifica nazionale di durata quinquennale a numero aperto” conseguita sulla base di un “rigoroso giudizio scientifico espresso dalla comunità degli studiosi”, condizione “necessaria ma non sufficiente per insegnare”.

Per l’abilitazione all’insegnamento saranno previsti severi criteri di selezione per arginare i “furbi”. A quel punto, sarà compito degli atenei assumere e promuovere i docenti in base alle abilitazioni conseguite, aggiungendo al principio di autonomia quello di responsabilità.