Universita' Bologna

Hanno avuto ragione i promotori del referendum interno all’Università di Bologna, promosso per chiedere modifiche in senso “democratico” alla bozza di statuto messa a punto dal rettore Ivano Dionigi. “In una città che mostra di aver paura di dare la parola ai cittadini l’Università di Bologna si rivela un mondo molto più libero, vitale e unito sui temi di fondo della democrazia e dell’autonomia”, commentano soddisfatti dalla CislUnibo.

I risultati hanno infatti ampiamente superato le previsioni: gli organizzatori si aspettavano duemila votanti e i voti sono stati ben 2.299. Docenti, ricercatori e tecnici amministrativi sono stati chiamati al voto elettronico per la prima volta nel panorama universitario italiano (ma c’era anche la possibilità di votare ai banchetti appositamente predisposti). I sindacati non nascondono la loro soddisfazione anche sull’ottimo funzionamento del nuovo sistema.

Per alcuni tecnici informatici interni all’ateneo il sistema di voto “presentava diverse falle”, ma i promotori della consultazione spiegano che sarebbe stato impossibile influenzare il voto. I dati definitivi sono arrivati al termine di un controllo che ha portato a escludere una quarantina di voti che sono risultati tentativi di infiltrazione. Secondo i tecnici, però, il sistema non era sufficientemente impenetrabile.

Soddisfatti i rappresentanti di sindacati e precari: la quasi totalità dei votanti si è espressa a favore di tutte e quattro le proposte presentate nel referendum. Sì all’elezione democratica di tutti i membri degli organi collegiali (compreso il cda); sì all’elezione dei direttori di dipartimento e dei presidi delle facoltà; sì alla possibilità di sfiduciare il cda da parte del senato accademico e sì a un maggior peso al voto del personale tecnico e amministrativo nell’elezione del rettore.

Il referendum interno promosso dall’Intersindacale universitaria ha già prodotto un primo risultato: il rettore Dionigi ha deciso di modificare un punto della bozza dello statuto convenendo che sia necessario eleggere e non nominare i direttori, i presidenti di facoltà e i coordinatori di campus. Un passo avanti in attesa dell’approvazione finale dello statuto da parte degli organi accademici, come sta avvenendo per tutte le università del Paese.