Ocse 2011, rapporto sullo stato dell'educazione

Pochi laureati, stipendi bassi e scarsi investimenti nell’educazione: è questo il quadro, non certo inedito ma non per questo più confortante, che emerge dal rapporto “Education at a glance” diffuso nei giorni scorsi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse). L’indagine fotografa il grado di sviluppo e le implicazioni di tutta la “filiera” dell’educazione, dall’asilo alla laurea, dalle materie di studio agli investimenti, fino agli stipendi dei professori.

Concentrandosi su università e laureati, ovvero quella che viene chiamata “istruzione terziaria”, dal rapporto risulta che il nostro Paese detiene uno dei più bassi tassi di conseguimento di titoli universitari tra i Paesi Ocse: poco più del 20 per cento dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni raggiunge questo livello d’istruzione, rispetto alla media Ocse del 37,1 per cento nella stessa fascia d’età.

Basso anche il tasso dei diplomati, che si attesta intorno al 70 per cento tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 30 anni: in questo caso l’Italia si piazza al 29esimo posto sul totale di 34 Stati aderenti all’Ocse (per i quali la media è dell’81 per cento).

C’è da dire che però si registra una crescita di lungo periodo: l’Italia è uno dei sette Paesi in cui il numero di giovani tra i 25 e i 34 anni con diploma secondario superiore o universitario supera di almeno 30 punti il numero di persone con gli stessi titoli tra i 55 e i 64 anni. Tuttavia, se in Estonia i giovani laureati sono pagati di più rispetto ai loro colleghi più anziani ma con esperienza, in Italia e in Portogallo i datori di lavoro pagano più del doppio un laureato con una lunga esperienza professionale rispetto ad uno fresco di tocco.

Va peggio, tanto per cambiare, al gentil sesso, che in Italia – come in Brasile – guadagna il 65 per cento rispetto a quanto guadagnano gli uomini con la stessa laurea. Un dato peggiore rispetto alla media dei paesi Ocse (72 per cento).

Quanto al problema di trovarlo il lavoro, solo il 79 per cento degli adulti laureati italiani ha un impiego, mentre la media Ocse è dell’84, e colpisce anche la proporzione di individui “inattivi”.

Ma il rapporto conferma che una laurea serve, perché il tasso di occupazione per chi possiede titoli d’istruzione terziaria supera di oltre 28 punti percentuali quello di chi non ha completato un ciclo d’istruzione secondaria superiore.

Infine, il tasto dolente degli investimenti. Nel 2008, l’Italia ha speso il 4,8 per cento del prodotto interno lordo in istruzione, ovvero 1,3 punti percentuali in meno rispetto alla media dei Paesi Ocse (6,1 per cento) un dato che posiziona lo Stivale al 29esimo posto su 34 stati aderenti all’organizzazione con base a Parigi, e che in parte spiega la bassa incidenza degli investimenti privati nel settore.