giovani in fuga all'estero

La difficoltà di ottenere un contratto di lavoro degno di questo nome e il forte desiderio di realizzarsi aprendosi a nuove esperienze, fanno aumentare sempre più il numero di laureati italiani in fuga all’estero. È quanto emerge dal rapporto Istat 2012 “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente”, i cui dati sono stati pubblicati qualche giorno fa. Un danno economico molto forte per il nostro Paese, che proprio a causa della fuga di cervelli ogni anno vede volatizzarsi dalle proprie casse un miliardo di euro.

Secondo i dati del rapporto Istat 2012, la percentuale di laureati in fuga all’estero è passata dall’11,9 per cento del 2002 al 27,6 per cento del 2011, cioè più del doppio in appena 10 anni. Se nel 2010 i neolaureati che hanno lasciato il territorio italiano per cercare fortuna altrove erano poco più di ottomila e 200, nel 2011 si è giunti a diecimila e 600, registrando un incremento pari al 29 per cento. Le mete più gettonate sembrano essere i Paesi europei, come la Germania, la Svizzera, la Francia, gli Stati Uniti, il Brasile e il Regno Unito, che da solo accoglie l’11,9 per cento dei nostri cervelli.

Caratteristica tutta italiana sembra essere un tasso di disoccupazione dei laureati, con un’età compresa tra i 30 e i 34 anni, più alto (8,3 per cento) di quello dei diplomati con la stessa età (8,2 per cento). In altri Paesi, come la Germania, si verifica esattamente l’opposto. In Italia, purtroppo, l’istruzione – con tutti i costi che comporta – molto spesso non è ripagata in termini di lavoro e opportunità di carriera, per questo motivo i giovani sono sempre più propensi alla fuga verso l’estero. Se si moltiplica ognuno dei 68mila neolaureati che nell’ultimo decennio hanno deciso di abbondare l’Italia per gli euro che sono occorsi per la loro formazione, si ottengono ben 8,5 miliardi di euro. Soldi andati in fumo.

Tra le altre cose, il rapporto Istat 2012 rileva che il numero di italiani che nel periodo tra il 2002 e il 2011 si è iscritto dall’estero nel registro dei residenti è diminuito da oltre 35mila a 22mila unità. Anche in questo caso, la quota più alta si registra tra chi ha conseguito una laurea, mentre è calata tra chi è in possesso della sola licenza media. Nonostante ciò, i giovani che lasciano l’Italia sono sempre in numero maggiore rispetto a quelli che rientrano. Per far fronte a tale situazione, l’obiettivo futuro – secondo i tecnici dell’Ocse – è investire in istruzione e formazione così da incrementare il Pil del nostro Paese.