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Le tasse universitarie sono in aumento e studiare al Nord costa di più che nel resto del Paese. Il IV Rapporto Federconsumatori sui costi degli atenei italiani conferma due dati già emersi in passato: nonostante la crisi e le difficoltà che sempre più famiglie incontrano nel pagare gli studi terziari ai propri figli, le tasse continuano a crescere, e le università settentrionali, benché inizino a impegnarsi nel rivedere al ribasso gli importi, sono ancora quelle nelle quali studiare costa più caro. Dall’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, però, emerge anche una novità: nel 2013 gli atenei del Centro strappano il primato della convenienza a quelli del Sud.

Il rapporto Federconsumatori sulle tasse universitarie 2013 segnala che la media nazionale dei contributi che gli studenti debbono corrispondere agli atenei è cresciuta del 3 per cento. Poiché l’importo annuo da versare dipende dalla condizione economica di ciascun iscritto e i sistemi di determinazione dell’ammontare dovuto variano da un’università all’altra, il calcolo è stato effettuato considerando 5 fasce di reddito ‘standard’: fino a 6mila euro, da 6mila a 10mila, da 10mila a 20mila,  da 20mila a 30mila, oltre 30mila.

La media nazionale delle tasse universitarie è di 527,71 euro annui per la prima fascia, mentre arriva a 2.104,97 per quella più alta. L’aumento percentuale dei contributi a carico degli studenti è stato, comunque, inferiore a quello registrato nel 2012 (pari al 7 per cento), segno che qualcosa si sta muovendo dopo le ripetute proteste delle associazioni studentesche e – soprattutto – il calo sempre più vistoso delle immatricolazioni.

Gli atenei delle regioni del Nord continuano ad essere mediamente più cari di quelli del Centro-Sud (salvo poche eccezioni). Il rapporto Federconsumatori sulle tasse universitarie 2013 evidenzia, però, che non sono più le università meridionali ad avere le rette più basse, bensì quelle del Centro. Il divario tra gli importi dovuti per frequentare un ateneo del Nord e quelli richiesti per uno del Centro ammonta mediamente al 30 per cento. E, se si considera solo la prima fascia, il risparmio per chi sceglie un’università di una regione centrale arriva addirittura al 42 per cento.

Le cifre maggiori, secondo il rapporto Federconsumatori sulle tasse universitarie 2013, sono quelle che si pagano a Milano, che ruba il ‘primato’ a Parma. Quest’ultima università, infatti, per l’anno accademico 2013-2014 ha previsto una consistente riduzione delle rette. Infine, il rapporto segnala che molti atenei differenziano i contributi in base al percorso di studi scelto, e spesso chi opta per un corso di laurea di area scientifica paga tra il 5,26 per cento e il 6,25 per cento in più (a seconda della fascia di reddito di appartenenza) rispetto a chi si iscrive a uno di area umanistica.