#quasimedici video parodia test ammissione medicina

Il numero chiuso, si sa, è da anni al centro del dibattito sull’università italiana e il diritto allo studio. E ogni anno i test di ammissione – soprattutto quello per Medicina – sollevano una scia di problemi, polemiche e ricorsi. Ma la questione dell’accesso alle lauree a numero programmato non era mai stata tanto presente sui social network come in questo 2014. Dopo la battaglia di UDU e Rete degli studenti a colpi di tweet e selfie, su Youtube diventa virale la video-parodia #quasimedici.

Il filmato della durata di due minuti e trentasette in una settimana ha già totalizzato quasi 500mila visualizzazioni. A firmare #quasimedici è un collettivo di giovani creativi, denominato Organizzazione Responsabilità Artistiche (O.R.A.), che vuole “sensibilizzare le coscienze attraverso l’arte”. In questo caso, l’argomento sul quale si vuole porre l’attenzione è il sistema del numero chiuso con le sue ingiustizie.

Il filmato si presenta come un normale colloquio tra una docente e la studentessa prima classificata ai test di ammissione a Medicina. Tutto fila liscio fino alla sorpresa finale. Nelle ultime scene di #quasimedici, infatti, l’inquadratura si allarga. A fianco alla studentessa compare il padre e la presunta professoressa si rivolge a un’infermiera che entra in scena: “aumentate la dose di selenase e tenete sotto controllo i valori”, dice. Altro che prima classificata, altro che successo finalmente ottenuto dopo anni di tentativi di entrare a Medicina: la ragazza non sta svolgendo un colloquio con una docente universitaria, ma è sottoposta a una visita in un ospedale psichiatrico.

Il video è una sorta di parodia, per protestare contro “un sistema non costituzionale e non meritocratico”, come quello del numero chiuso a Medicina e in altri corsi di laurea. Ma soprattutto per dire no alla lotteria dei test di ammissione. E dal numero di visualizzazioni su Youtube si direbbe che l’O.R.A. stia raggiungendo i propri fini: far riflettere su temi sensibili e d’attualità come questo, che coinvolge ogni anno tantissimi studenti. E che, anche con la fotopetizione #stopaltest, in questi giorni sta mobilitando la Rete.