Protesta studenti contro Governo Monti

All’indomani delle violente manifestazioni studentesche contro il Governo Monti è tempo di bilanci, di conta dei danni e di risposte istituzionali, come quelle del ministro dell’Istruzione Profumo, del ministro del Lavoro Fornero, del leader dell’Italia dei Valori Di Pietro e del governatore della Puglia Vendola.

Francesco Profumo ha commentato facendo riferimento all’atteggiamento di rifiuto del dialogo da parte degli studenti: “Non e’ giunta alcuna richiesta di incontro da parte dei ragazzi”, ha infatti affermato, condannando il ricorso alla violenza operato da alcune frange del corteo, non solo deprecabile in sé, ma anche inutile: “Le posizioni di chi manifesta il proprio dissenso sono tanto più forti quando non si accompagnano a gesti di violenza contro cose e persone, ma invece sono capaci di concretizzarsi in una proposta”.

Anche il ministro Fornero ha espresso la propria opinione sull’accaduto, particolarmente in relazione alla protesta contro gli aspetti finanziari della politica governativa italiana: “Non è facile governare non avendo facili promesse da dare”. Non mancano però i commenti che sostengono le ragioni studentesche, come quelli di Nichi Vendola, governatore della Puglia, e di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.

Di Pietro si chiede infatti quanto e come debba ancora essere espresso il disagio del mondo della scuola, prima che il Governo cambi le sue politiche in proposito, e spezza una lancia a favore di chi l’universo scolastico lo vive ogni giorno formando i ragazzi: “Oggi è la giornata mondiale degli insegnanti. In Italia sono stati colpiti da decenni di scelte sbagliate e dannose, ma vanno avanti. Grazie”, si legge infatti sul suo profilo Twitter.

Anche Vendola ha espresso in un tweet la propria comprensione del disagio del mondo scolastico: “È mai possibile che ogni volta che i giovani chiedono una scuola per il loro futuro si risponda solo con atti di ordine pubblico?”, approfondendo poi il concetto in un articolo sul suo sito, in cui si legge: “L’Italia non può più permettersi di utilizzare i fondi destinati alla Pubblica Istruzione come riserva economica per ripagare il debito e per fare cassa”.

Il mondo politico difende le proprie scelte, quindi, ma anche le ragioni che hanno spinto i ragazzi a scendere in piazza, pur condannando unanimemente la violenza degli scontri. Buone premesse per un dialogo che renda costruttive le proteste di ieri, trasformandole, come ci si augura, in una politica che vada a favore dell’obiettivo comune: migliorare il sistema scolastico italiano.