tasse università uk

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Le tasse universitarie dovrebbero seguire il libero mercato, non essere soggette a dei ‘tetti massimi’ imposti dallo Stato. Questa la conclusione principale del rapporto indirizzato dal governo inglese a Lord Browne, che ha già scatenato polemiche tra chi grida a una università che diventerà inaccessibile per definizione e chi invece accoglie la proposta come una forma di liberalizzazione e agevolazione per gli studenti.

Il rapporto titolato The Independent Review of Higher Education Funding and Student Finance ha iniziato le sue ricerche nel 2009 per fornire al Governo raccomandazioni sulla politica delle tasse universitarie e gli aiuti finanziari per gli studenti laureati e le matricole.

Liberalizzazione del “mercato delle tasse” è indubbiamente il primo elemento di forte impatto nell’opinione pubblica inglese, che, tradotto, significa togliere un tetto massimo alle fees universitarie, attestate finora su un limite di 3.290 sterline all’anno che gli studenti restituiscono allo Stato nel caso di prestiti con degli interessi molto agevolati.

Secondo il rapporto invece le università saranno libere di tassare quanto vogliono, anche se, come ha sottolineato Browne, togliere un “cappello” non significa indistintamente andare contro gli interessi del diritto allo studio. L’idea di base è infatti quella di agevolare comunque gli atenei che si terranno sotto le 6 mila sterline annue e mettere in competizione gli atenei per servizi migliori a “prezzi di mercato”.

Allo stesso tempo, per bilanciare un aumento che si presenterebbe inevitabile, gli studenti potranno restituire i prestiti solo dopo che avranno un impiego che garantirà loro almeno 21 mila sterline l’anno, ma a tassi di interesse non più agevolati come accade oggi. Tra i liberaldemocratici però è già burrasca, tra chi sostiene che questo significherà anche la chiusura delle università in rosso, e chi grida allo scandalo di una istruzione universitaria riservata ai ricchi.