Il ministro Profumo

Assieme all’orientamento è importante che le scuole superiori sostengano gli studenti nella fase preparatoria ai test di ammissione all’università, abituandoli fin dal quarto anno a questo tipo di elaborato. Per il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, questo elemento sarebbe un altro tassello importante per evitare la “percentuale importante di insuccessi” che si registra ogni anno non tanto per la insufficiente preparazione degli studenti quanto per la loro scarsa “frequentazione” della formula dei quesiti a risposta multipla.

I test sul modello di quelli di ammissione, ha sottolineato invece il ministro, non sono ricompresi tra le modalità di verifica delle materie insegnate alle superiori, ma vanno inseriti nel programma di studi fin dal quarto anno, quando è utile che abbia inizio anche la fase dell’orientamento alla scelta dell’università.

Il ministro Profumo ha espresso questi intenti a margine di un incontro di presentazione della nuova piattaforma informativa multimediale dedicata a giovani, scuola e università, che avrà come fulcro il rinnovamento del canale Rai Scuola. Il progetto è frutto di un accordo tra Miur e Rai, siglato dal ministro Profumo e dal direttore generale Lorenza Lei.

Il nuovo canale televisivo tematico prevede infatti programmi sull’orientamento scolastico e universitario, la legalità, l’educazione stradale, lo studio all’estero, e sarà visibile sia su digitale terrestre che sul satellite. L’incontro con il target giovanile avverrà anche attraverso i social network e il nuovo sito internet e l’incentivazione, anche con le chat, della partecipazione diretta degli utenti.

L’obiettivo ha spiegato il direttore di Rai Educational Silvia Calandrelli, è quella di avvicinare le ragazze e i ragazzi al tema della formazione utilizzando i linguaggi e gli strumenti che più frequentano. E Profumo ha sottolineato come ormai la tv stia diventando un mezzo di comunicazione “bidirezionale” che potrà contribuire a modernizzare il Paese proprio attraverso il coinvolgimento dei “nativi digitali” e dei tanti giovani italiani andati all’estero per motivi di studio o di lavoro.