pochi laureati diventano imprenditori

I laureati italiani prediligono lavoro dipendente e libera professione e sono in pochi quelli che decidono di diventare imprenditori. A scegliere la strada dell’autoimpiego sono solo 17 su 100, come emerge dai dati diffusi da Unioncamere riferiti al 2013. E, se si considerano le cifre contenute nel XVI rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, in molte regioni italiane la percentuale di “dottori” che avvia un’impresa scende addirittura all’1 per cento.

Secondo l’analisi di Unioncamere, ogni 7 nuove imprese registrate alle Camere di commercio nel 2013, solo una era costituita da un laureato, segno che in Italia ci sono ancora forti resistenze culturali nei confronti dell’autoimpiego. I laureati che diventano imprenditori sono pochi e, per lo più, scelgono questa strada per proseguire l’attività di famiglia. Tant’è che nelle aree in cui manca una spiccata vocazione all’imprenditorialità il tasso di coloro che al termine degli studi terziari scelgono la via della libera iniziativa privata crolla miseramente.

L’ultimo rapporto AlmaLaurea è impietoso nel mostrare la scarsa propensione dei laureati italiani a fare impresa. L’indagine – che non considera i principali atenei di Lombardia e Piemonte, i quali rappresentano un’eccezione quanto a spinta all’autoimpiego – segnala che nel 2013 la decisione di avviare un’attività imprenditoriale è stata assunta solo da un laureato su 100.

Rispetto a ciò, anche l’università ha le proprie colpe, tanto che nel rapporto è contenuto un richiamo agli atenei nostrani, i quali dovrebbero “impegnarsi di più nell’offrire ai propri studenti attività formative curriculari e non curriculari volte al trasferimento di attitudini e competenze di tipo imprenditoriali”. A far sì che solo 17 laureati su 100 intraprendano una propria attività, infatti, è spesso la sensazione che le competenze fornite dall’università servano a poco o nulla nel campo dell’imprenditoria.

Il fatto che i laureati italiani snobbino la possibilità di diventare imprenditori, tuttavia, pesa sull’occupazione ed è un forte limite per il Paese, specie in un momento di crisi come quello attuale, nel quale il principale fattore competitivo è rappresentato dall’innovazione e dalla capacità di adeguarsi rapidamente alle continue evoluzioni del mercato. Proprio per questi motivi, le imprese sono sempre più alla ricerca di dipendenti che abbiano raggiunto un titolo di studio elevato, ma la vera rivoluzione nel mondo produttivo e dei servizi italiano ci sarà solo quando non solo tra il personale, ma anche alla guida delle aziende ci saranno più laureati.