Orari regolari e abitudini favoriscono il buon riposo

La vita dei giovani spesso non segue ritmi particolarmente regolari, eppure per un buon riposo è necessario instaurare e rispettare abitudini e orari prefissati. Lo dimostra uno studio frutto della collaborazione tra l’Università dell’Alabama di Tuscaloosa e l’Università della Florida di Gainesville, pubblicato su Journals of Gerontology. Gli impegni di studio e il divertimento, non di rado fanno sì che di giorno in giorno i giovani varino notevolmente l’orario in cui vanno a dormire e quello della sveglia, così come il momento dei pasti, ma ciò ha effetti negativi sulla qualità del loro sonno, con possibili conseguenze anche sui risultati accademici.

Per i giovani seguire una sana routine quotidiana, fatta di abitudini e orari regolari, equivale ad addormentarsi più facilmente e assicurarsi un buon riposo con tutti i benefici ad esso legati. A sorpresa, però, lo studio ha anche scoperto che la stessa cosa non sembrerebbe valere per chi è più avanti con l’età. Nel dettaglio, si è osservato che nella popolazione fra i 60 e i 95 anni variare le abitudini quotidiane può avere un impatto molto più positivo sulla qualità del riposo. Ad esempio, iniziare a mettersi in azione in orari diversi o cenare a un’ora sempre differente permetterebbe ai non più giovani di addormentarsi prima e dormire meglio.

Alla conclusione che abitudini e orari regolari favoriscono il buon riposo, si è giunti facendo compilare a cento individui di età compresa fra i 18 e i 95 anni un diario delle loro attività quotidiane e della qualità del loro dormire. Ed è così che gli autori della ricerca hanno osservato come soprattutto i giovani riescano a dormire meglio se restano fedeli alla routine quotidiana, generalmente non vista di buon occhio perché considerata a un certo punto troppo noiosa. Eppure è proprio da questa che, ad esempio, gli studenti universitari potrebbero trarre benefici e non dalla vita senza orari fissi che spesso si ritrovano a condurre per via della mole di impegni da portare avanti.

Altro dato emerso durante lo studio è che “per la maggior parte degli aspetti del sonno completare le attività ad orari regolari – spiega Natalie Dautovich, uno degli autori – predice la qualità del sonno meglio rispetto all’orario del giorno al quale queste attività vengono completate”. Ad esempio, non importa se un pasto viene consumato a un certo orario o a un altro, bensì che avvenga sempre allo stesso. In ogni caso, per i ricercatori il modo migliore per favorire il buon sonno resta vivere giornate attive, da variare quando si diventa più vecchi.