Il prof Giovanni Tata

Un’applicazione per colmare le differenze linguistiche dei numerosi partecipanti alle Olimpiandi di Londra 2012: ci hanno già pensato alla Brigham Young University (BYU) dove un volenteroso prof, Giovanni Tata, ha studiato un software che ha lo stesso funzionamento di Google Translate. Scopo: evitare le difficoltà di comunicazione tra gente proveniente da nazioni diverse (a Londra sono previsti arrivi da ben 200 Paesi).

Olimpic Translator“, questo il nome della app, questa settimana già disponibile per Android, permette di facilitare il dialogo telefonico tra persone che parlano due lingue diverse. Stabilita la lingua in cui il messaggio verrà tradotto, per esempio dall’Italiano al Russo, una volta pronunciata la frase, l’applicazione ne riprodurrà la traduzione vocale. La persona che si trova dall’altro capo della cornetta, naturalmente, potrà rispondere utilizzando lo stesso meccanismo.

“Volevamo creare qualcosa che potesse essere usata da un numero elevato di volontari“, ha dichiarato il professor Tata, direttore creativo alla BYU. Nella maggior parte dei casi la traduzione è corretta e permette di comunicare in maniera semplice e più veloce: un aiuto rilevante per chi deve gestire emergenze e conosce poco l’inglese. Attenti però agli equivoci perché, come nel caso di Google Traslate, non sempre la traduzione è perfetta e, alcune volte, ad essere trasmesso può essere un messaggio sbagliato.

Per ovviare al problema dei “misunderstanding”, il professor Tata e la sua squadra hanno creato, per ciascuna  delle 20 lingue disponibili (dal Cinese al Russo al Portoghese), un database di circa 5.000 espressioni comunemente usati dal personale delle emergenze e dai volontari. In questo modo, solo se la frase pronunciata non viene trovata all’interno della lista, la app si rifarà a Google per la traduzione.

L’intenzione di Tata è quella di creare un progetto che non sia fine a se stesso ma che possa essere continuamente aggiornato ed integrato e, quindi, adatta ad essere utilizzata anche in altre circostanze. Proprio per questo motivo, i volontari hanno la possibilità di far controllare la traduzione alla persona “nativa” da cui il messaggio è partito, ed eventualmente inserire la correzione nel database. L’obiettivo, inoltre, è quello di attivare a circa 50-60 lingue per cui la traduzione diventa disponibile, inclusi, ad esempio, il Ceco e l’Albanese.

Disponibile per iPhone tra qualche settimana, la app sarà gratuita durante tutto il periodo dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Perfetta sembra anche la location in cui questo progetto ha preso vita. La BYU, infatti, stando alle statistiche, annovera studenti provenienti da circa 150 nazioni diverse; lo stesso Tata ha precisato come gli alunni frequentino almeno una lingua straniera durante l’anno, e il 6% della popolazione studentesca appartiene a Paesi che non fanno parte degli States.

Tempo fa era stato proprio un docente di tecnologia della BYU, David Wiley, a sottolineare l’importanza dell’interazione e della virtualità dell’utente, dichiarando i tempi dello studio “tradizionale” ormai pronti a tramontare.