dal 2014 nuovi dottorati in partnership con aziende

Tramonta l’era del dottorato di ricerca tradizionale. Il 2014 sarà infatti caratterizzato da una delle novità che il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza vuole introdurre nell’università italiana: degli innovativi percorsi di dottorato progettati dalle università in collaborazione con altri partner del territorio, tra cui in primis aziende e centri di ricerca. Perché il disegno del ministro possa realizzarsi concretamente e completamente, però, bisogna attendere l’approvazione da parte del CIPE del Piano Nazionale per la Ricerca (PNR) 2014-2020.

I dottorati in partnership con le aziende rientrano nelle azioni previste dall’Unione Europea per la ricerca. A renderli innovativi è la dimensione internazionale e intersettoriale – con ponti tra le realtà pubbliche e quelle private – e l’interdisciplinarità. I nuovi dottorati mirano a unire il più possibile l’alta ricerca universitaria con il sistema produttivo, offrendo una formazione “attiva”, con più di metà del percorso di studio e di ricerca da svolgersi al di fuori degli atenei.

La speranza è quella di rendere più spendibile nel mercato del lavoro un titolo che finora è poco considerato (soprattutto in termini retributivi) e serve, nella maggior parte dei casi, più come trampolino di lancio per chi sogna una carriera all’interno degli atenei, che non per chi spera di inserirsi in un’azienda. I percorsi svolti in collaborazione con le realtà produttive, invece, dovrebbero consentire di valorizzare le competenze dei dottori di ricerca, a beneficio dei dottori stessi e della competitività delle aziende sul piano dell’innovazione.

Resta tuttavia un nodo da sciogliere. Per il momento il ministro Carrozza è ancora alla ricerca dei fondi necessari, 50 i milioni di euro che il MIUR ha richiesto per l’attivazione di più di mille nuovi dottorati a partire dal 2014. E che si sommano ai 5 necessari per il bando “Montalcini”, per il rientro in Italia di 24 cervelli in fuga all’estero, e ai 7 del bando “Futuro in ricerca”, per potenziare l’autonomia di ricercatori e ricercatrici.

Ecco perché, dalle parti di governo e ministero, l’attesa per l’approvazione del PNR, che sancirà le priorità, gli obiettivi e gli stanziamenti economici – dello Stato e dei partner coinvolti nei vari progetti – per la ricerca italiana fino al 2020, si fa davvero trepidante. La bozza è già pronta, e si attende l’ok ai primi di Gennaio da parte del CIPE, il Comitato interministeriale per la programmazione economica.

Del resto le sfide per la ricerca italiana non mancano, col programma europeo Horizon 2020 che ha posto obiettivi piuttosto impegnativi. Un’altra delle ragioni per cui il ministro Carrozza punta decisamente al suo rilancio, a partire dai nuovi dottorati di ricerca in partnership con le aziende.