nuova ipotesi origine della vita

Quando tutto ebbe inizio, cioè all’origine della vita, le prime protocellule devono aver avuto sicuramente bisogno di una grande quantità di energia per il loro metabolismo e la loro moltiplicazione. Riguardo alla domanda da dove sia arrivata tutta questa energia sulla terra primordiale e come si sia concentrata nella chimica organica, due scienziati – precisamente Nick Lane dell’Università della California e Bill Martin dell’Università di Düsseldorf – hanno cercato di trovare una risposta, avanzando una nuova ipotesi.

In particolare, i ricercatori hanno guardato alla chimica dei camini idrotermali – fratture della crosta terrestre da cui fuoriesce acqua geotermicamente riscaldata – delle acque profonde per cercare di formulare una nuova ipotesi sull’origine della materia vivente, concentrandosi sulla provenienza di tutta questa energia e sul perché la vita la conservi sotto la forma peculiare di gradienti ionici attraverso le membrane: “La vita è, in effetti, una reazione secondaria di una reazione che – spiega Nick Lane – consuma energia e gli organismi viventi richiedono grandi quantità di energia per continuare a vivere”.

Questa nuova ipotesi sull’origine della vita si basa sul presupposto che tutte le forme viventi, ogni giorno, consumano diversi litri d’ossigeno, trasformandoli in anidride carbonica. In ciò, le forme monocellulari sarebbero meno efficienti di noi, producendo circa 40 volte più scarti durante la respirazione. In ogni caso, l’energia derivante da quest’operazione viene conservata in forma di gradienti ionici delle membrane. Ecco che i due scienziati, Lane e Martin, hanno dimostrato che i batteri capaci di proliferare grazie solo ad anidride carbonica e idrogeno seguono un processo molto simile a quello a cui si assiste nei camini idrotermali.

S’ipotizza che alcune protocellule abbiano avuto origine all’interno del labirinto microporoso di queste bocche idrotermali, proprio perché gradienti di protoni naturali, agendo tramite le sottili pareti semiconduttrici dei camini, hanno determinato l’assimilazione del carbonio organico. Oltretutto, queste prime forme vitali potrebbero essere state limitate dalla loro permeabilità, che alla fine le ha costrette a trasdurre i naturali gradienti di protoni in gradienti biochimici di sodio. Tale ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Cell, rappresenta un passo importante, perché per la prima volta ” è possibile tracciare un percorso coerente che porta da rocce, acqua e anidride carbonica alle strane proprietà bioenergetiche di tutte le cellule viventi oggi”.