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Concorsi ad personam, figli, nipoti e amanti in cattedra, selezioni truccate: il libro-denuncia Parentopoli svela magagne e retroscena del “baronesimo delle università”.

Nino Luca, giornalista e autore di Parentopoli, risponde a dieci domande sui fenomeni e le modalità di questo anti-meritocratico malcostume, spiegandoci che certe università ricordano “dei bar a conduzione familiare”. E sottolineandone la differenza: “i bar sono privati e le università pubbliche: cioè ci sono dentro i nostri soldi”.

Come e quando è nata l’idea di questo libro?

“Parentopoli” è nato da una risposta assurda di un padre-professore di Messina che per giustificare la vincita in solitaria del concorso del figlio al telefono mi disse: “I figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una forma mentis che si crea nell’ambito familiare tipico di noi professori”. Non l’avesse mai detta quella frase: si è aperto il dibattito online. Non vi dico e non vi conto di che tenore. Quel professore si chiama Nicotina. “Nicotina? Nomen omen!”. “A quando la forma in cellae? E la forma dementis?”. E così in pochi giorni ho ricevuto circa 600 email con la gente incavolata che mi preannunciava i nuovi concorsi truccati e quelli truccati in passato. E tra le email anche quella della Marsilio che mi proponeva di raccoglierle in un libro. E così è stato.

In che modo sono state condotte le ricerche?

Ho parlato al telefono con molti professori che mi venivano indicati come Baroni. Così li ho intervistati. Molte delle loro risposte sembrano barzellette. Per questo ho voluto mantenere una forte ironia per tutto il libro. Così la lettura lascia ancora più increduli: si ride e ci si arrabbia. Poi ho verificato le segnalazioni su internet: è semplice. Basta incrociare i dati del sito del ministero della pubblica istruzione e il gioco è fatto. Chiunque da casa può scoprire un concorso truccato. Si cercano le pubblicazioni con i nomi dei partecipanti e nel 90% dei casi spuntano legami con i membri della commissione o scambi di favore. La lettura dei verbali dei concorsi poi è decisiva. Loro stessi riportano le prove della “commensalità” con chi devono giudicare e autocertificano il primo reato: falso in atto pubblico.

Qual è il caso più grave tra quelli riportati?

Il più grave? Non saprei tra quali scegliere. Secondo voi è più grave il caso del professore che ha con sé in università quattro figli su cinque oppure i casi di coloro che hanno le cliniche private convenzionate con le università dove insegnano? O ancora il prof che assume come dermatologo il figlio dentista? O il rettore che guida da 25 anni l’università cambiando tutte le volte lo statuto per poter essere rieletto? O ancora i professori che presiedono le commissioni che promuovono rispettivamente ciascuno il figlio dell’altro?

E quello più bizzarro?

In “Parentopoli” ci sono centinaia di casi. Dunque il più bizzarro? Forse quello in cui a Messina il figlio di un professore non ha saputo rispondere ad una domanda elementare: “Che cosa è una carie?”. La mancata risposta ha fatto saltare tutto il concorso e ha fatto svelare gli altarini.

La “parentopoli” universitaria è un fenomeno presente solo in Italia?

Non ho avuto modo di studiare attentamente il fenomeno all’estero. Qualcuno dei lettori mi ha indicato la Francia. Ma di certo non è ai nostri livelli. E comunque all’estero ci sono dei criteri meritocratici nelle selezioni dei docenti e di responsabilità per le università. Nel senso che gli atenei devono portare risultati altrimenti addio finanziamenti.

In misura maggiore al nord o al sud?

Al sud e al nord. Al centro e nelle isole. In questo caso l’Italia è una e unita. Al sud ci sono intere famiglie ma anche al nord non si scherza. Ad esempio a Pavia nel dipartimento di Matematica il 40% sono parenti. Ad esempio, prendendo in considerazione solo i Magnifici rettori, se mettessimo una bandierina (alla maniera di Emilio Fede durante le elezioni) nelle città dove governano gli atenei rettori con almeno un parente, ecco avremmo un maggior numero di bandiere al centro nord più che al sud: Torino, Verona, Milano, Brescia, Bologna, Urbino, Firenze, Roma, ecc…

In che misura la “parentopoli” del mondo accademico ricalca quella di altri ambiti lavorativi?

In molti casi certe università ricordano dei bar a conduzione familiare. La differenza è che i bar sono privati e le università pubbliche: cioè ci sono dentro i nostri soldi. Come si fa ad accettare che vengano utilizzati i nostri quattrini per sistemare figli, nipoti, generi ed amanti dei professori?

Crede possibile una vera riforma strutturale nel reclutamento universitario italiano?

Certo. Come avviene negli altri paesi. Il dubbio è come e quando riuscirci. Nel senso che si possono inserire dall’alto tutte le regole che si vogliono ma se non avviene una sensibilizzazione etica non ci saranno molti risultati. E per quello che auspico che siano gli studenti a farsi carico della vigilanza e della denuncia. L’università è soprattutto degli studenti. Sogno un’Onda etica. Se loro volessero potrebbero incidere molto nel cambiamento dell’università italiana.

Quali sono, a suo giudizio, le misure urgenti da adottare per salvare l’università italiana dalla logica clientelare?

Per prima cosa divieto per legge, e non per codice etico di ogni singolo ateneo, di assunzione di parenti almeno nello stesso dipartimento. Si taglierebbe così la concentrazione in pochi corridoi e in poche stanze di potere in mano a poche persone o famiglie che impediscono che vengano premiati i più bravi. Poi aprirei un osservatorio nazionale, che sia veramente terzo, che vigili sui concorsi e blocchi immediatamente quelli palesemente irregolari. Ma questo già al momento della domanda. Cioè che dica: ” No questo concorso non va avanti perché un candidato ha un suo professore in commissione”. Costerebbe poco e darebbe subito dei risultati. Come ho controllato io può farlo anche il ministero no?

Cosa consiglierebbe a chi volesse intraprendere la carriera universitaria senza avere”santi in paradiso”?

La preghiera!

Ulteriori informazioni sulla ricerca condotta da Nino Luca sono disponibili al blog Parentopoli.

Credi che la "Parentopoli" delle università possa essere sconfitta?