L'Orientale di Napoli

Poliziotti in assetto antisommossa e alcuni studenti a volto coperto che lanciavano bottiglie. Mentre negli atenei di altre città vanno in scena forme pacifiche di protesta, i tafferugli di ieri a Napoli, riportato alla mente gli scontri del 14 dicembre a Roma: si sono verificati nei pressi dell’Università L’Orientale, al termine di una giornata cominciata con lo sgombero da parte delle forze dell’ordine dell’ex mensa dell’ateneo, in piazza Bianchi, chiusa da otto anni.

Il contatto tra agenti e manifestanti è avvenuto proprio mentre nei locali occupati da alcuni gruppi di universitari si svolgevano le ultime fasi dello sgombero, chiesto dal rettore Lida Viganoni. Una decina di uomini delle forze di polizia è venuto a contatto con un corteo di studenti nei pressi dell’ex mensa. Gli agenti non hanno reagito al lancio di bottiglie partito da uno spezzone del corteo e si sono rinchiusi nei locali che stavano liberando in attesa di rinforzi.

Quando altri uomini in uniforme sono giunti in sostegno dei poliziotti, il corteo è stato disperso con lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Non c’è stato un vero corpo a corpo con i manifestanti ma i segni della schermaglia – al termine della giornata di scontri – erano evidenti, con alcuni cassonetti dei rifiuti incendiati e rovesciati in strada.

In una nota diramata nella mattinata di ieri dal movimento studentesco napoletano condannava la decisione di chiudere spazi di partecipazione sociale e di “elaborazione” della mobilitazione dei mesi passati contro la riforma Gelmini e più in generale contro i tagli all’università. La nota parla di “un atto molto grave verso generazioni di studenti che da mesi sono in lotta contro la distruzione della scuola e dell’università pubblica e per rivendicarsi un futuro diverso dalla precarietà totale”.

Già il 25 gennaio alcune sigle studentesche avevano interrotto la seduta del Senato accademico per manifestare contro gli effetti della legge di riforma dell’università e chiedendo all’organismo dirigente dell’ateneo di esprimere una posizione più netta contro la “privatizzazione” dell’università.