morte cossiga

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È stata aperta con anticipo la camera ardente allestita all’Università Cattolica di Roma per la morte di Cossiga, senatore a vita ed ex presidente della Repubblica che ieri è deceduto presso il Policlinico universitario Gemelli nella capitale. La camera resterà aperta fino alle 18 di oggi pomeriggio per l’addio a quella che è stata una delle più controverse personalità della politica italiana, ma i funerali saranno in Sardegna e senza autorità, per volontà dello stesso Francesco Cossiga.

Il ministro dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini ha voluto esprimere il suo cordoglio per la scomparsa del senatore ricordandolo come “uomo di istituzioni e anche come esempio di anticonformismo e libero pensiero”. Intanto i giovani studenti e universitari sul web non ne restituiscono un’immagine altrettanto integra.

Nato a Sassari nel 1928, il “picconatore” è stato uno dei massimi esponenti della Democrazia Cristiana, partito a cui si iscrisse all’età di 17 anni. Laureato in Giurisprudenza insegnò anche diritto costituzionale all’Università di Sassari.

Tra gli elogi maggiori nelle ore successive alla morte di Cossiga, il fatto di aver ricoperto cariche politiche e istituzionali in giovanissima età. Diversi sono i giornali che in queste ore stanno dando il loro cordoglio “al più giovane” ministro dell’Interno (48 anni) e presidente della Repubblica (56 anni).

Ma mentre le istituzioni sono impegnate a ricostruire con obiettività la vita del senatore appena scomparso – come ha invitato a fare il presidente della Repubblica Napolitano – sono proprio i giovani a remare contro il clima di collettiva commozione che l’evento richiederebbe per prassi.

I riferimenti dei giovani studenti alle vicende in cui Cossiga è stato coinvolto negli anni passati non cedono a indulgenze di nessun tipo. A partire dal rapporto controverso che il politico democristiano ebbe con i movimenti studenteschi degli anni 70, nei confronti dei quali mise in atto una politica dura rivolta ad ogni genere di mobilitazione a partire dalla capitale.

Alcuni  – da ieri – hanno cambiato la foto del profilo Facebook con quella della carta di identità di Giorgiana Masi, la studentessa di 19 anni colpita a morte dalla polizia durante la manifestazione del 12 maggio 1977, mentre Cossiga era ministro degli Interni. Poco prima,  sempre per un proiettile sparato dalle forze dell’ordine moriva a Bologna lo studente Francesco Lorusso, ricordano i giovani blogger che si trovano oggi all’università e che non vogliono dimenticare.

Tra le frasi riportate dai più giovani nel tam-tam delle ore successive alla morte di Cossiga, anche quelle proferite dal senatore nel 2008 in un’intervista in riferimento al movimento universitario dell’Onda che proprio da poco stava prendendo forma e rispetto al quale Cossiga suggerì al ministro dell’Interno Maroni una strategia del tutto restrittiva per contenerlo.

Sono tante le pagine web che in queste ore riportano le frasi di quell’intervista: “Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città” dopodiché “forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri” e ancora “nel senso che le forze del’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”.

E poi ancora, in queste ore, la pubblicazione da più parti sul web del manifesto che il movimento studentesco degli anni 70 aveva coniato per denunciare simbolicamente la politica di Cossiga e le sue “ombre” che in più di un caso gli causarono accuse e incriminazioni di vario tipo e che ancora oggi lasciano insoluti dubbi sulla sua condotta politica e sui “segreti” che ne costellarono il corso.

Mentre il mondo delle autorità è impegnato a dare il suo cordoglio a quello che senza dubbio fu un” uomo delle Istituzioni”, dai più giovani – come anche da una parte della società civile – viene insomma una spinta diversa, quella di volersi riappropriare di una memoria storica sentita come necessaria per evitare il ripetersi degli eventi. Una scelta che di certo non bada a sentimentalismi ma che d’altro canto esprime l’insofferenza nei confronti di quell’insieme di cortocircuiti che da decenni tengono in vita il “pachiderma” della politica italiana.