massimo marchiori

Si chiama Massimo Marchiori, e sebbene non sia conosciuto come Larry Page co-fondatore di Google, il più utilizzato motore di ricerca al mondo gli deve parecchio. Nel 1995 Marchiori ha infatti inventato l’algoritmo di Google e adesso è tornato in Italia in qualità di associato all’università di Padova. Fino a poco tempo fa svolgeva le sue ricerche dal Massachusetts Institute of Technology, a cui è approdato dopo aver dato alla luce Hyper Search, che ai tempi batteva tutti gli altri motori e che Larry Page scelse per realizzare poi la sua creatura.

La carriera di Marchiori è iniziata dopo aver presentato il suo progetto pionieristico alla Conferenza mondiale del world wide web in California, a Santa Clara. C’erano nomi oggi famosissimi e fra il pubblico c’era anche Larry Page, ai tempi studente a Stanford, che dopo quell’incontro sarebbe tornata al campus a progettare un motore di ricerca su larga scala.

Ora che è tornato ha tutta l’intenzione di mettere su un altro progetto ambizioso. Si chiamerà Reisearch e sarà una piattaforma web in collaborazione con l’Atomium Culture, una associazione che promuove la collaborazione e una maggiore conoscenza tra comunità scientifica e media.

Attraverso una interfaccia semplice vuole mettere in contatto i ricercatori dei vari Paesi europei per condividere e aggiornare studi e ricerche. Marchiori, che si occuperà della strategia tecnologica del social network, ha fatto sapere che si tratterà di uno strumento aperto anche ai media e alle imprese per dare il proprio contributo anche a livello pratico.

Rispetto al suo ritorno in Italia, il ricercatore sottolinea: “Dal punto di vista della ricerca non ho perso nulla. Per quello su cui lavoro, il fatto che io sia qui o a Boston è irrilevante. Ci si parla via internet”. Pur riconoscendo di esser passato da 10mila dollari al mese a 2.000 euro, per lui la cosa più rilevante ora è riuscire a portare valore nel nostro Paese. “In America i ragazzi sono molto coccolati e hanno già tutto, ho preferito tornare qui. Sono poche le persone che possono trasmettere qualcosa alle nuove generazioni”.