Corteo studenti Roma

Come a Milano, anche le manifestazioni studentesche nella Capitale hanno messo in subbuglio la circolazione cittadina e creato tensioni. La giornata romana è iniziata con la “sveglia” al governo. All’alba un gruppo di giovani ha portato davanti a Palazzo Chigi numerosi orologi per sottolineare che non c’è altro tempo da perdere ed è necessario dare subito delle risposte agli studenti e alle nuove generazioni in generale.

Non a caso, ad aprire la sfilata delle studentesse, degli studenti e dei lavoratori dell’università c’era uno striscione con la scritta “Svegliati Italia, i diritti non sono in vendita”. Partito il corteo, il primo incontro ravvicinato con le forze dell’ordine è avvenuto quando gli studenti hanno cercato di raggiungere il ministero dell’Istruzione di viale Trastevere facendo un percorso diverso da quello prestabilito. Contro le forze dell’ordine, che hanno bloccato il tentativo di deviazione, sono partiti palloni di vernice e uova, mentre alcuni sassi hanno colpito l’esterno di una banca.

“Noi la crisi non la paghiamo” hanno urlato di continuo i ragazzi, citando a più riprese anche l’ormai famoso appello di Steve Jobs ad essere “affamati e folli“. In più, spiegavano le ragioni della protesta snocciolando sui cartelloni tenuti ben in vista i dati sulla precarietà e sui tagli ai fondi per il diritto allo studio.

Pentole e tamburi dalla Capitale hanno gettato un ponte ideale con le altre città dove i giovani sono scesi in piazza e con gli altri Paesi del mondo, Spagna e Cile in primis, dove gli studenti sono mobilitati per “scongiurare la morte dell’istruzione pubblica”. Al centro della contestazione, le “distrazioni” del presidente del consiglio, ma soprattutto il ministro Gelmini e il suo collega dell’Economia Tremonti: “Un tandem che ha operato con il solo obiettivo di tagliare fondi e creare un’istruzione fatta su misura per le élite” hanno spiegato gli studenti al concentramento di piazzale Ostiense, da dove è partita la manifestazione.

“E la ‘globalità’ della protesta, se da un lato conferma i limiti delle politiche neoliberiste – aggiungono altre giovani studentesse delle università romane – dall’altro ci conforta nel nostro impegno ad andare oltre l’indignazione e a riprenderci ciò che ci appartiene: un futuro dignitoso e libero dalle caste”.