lapdance

Sono scese in piazza nei giorni scorsi, stavolta però siamo a Londra e non si tratta di ragazze solamente iscritte all’Università, ma di studentesse lapdancer. Il ballo sensuale a cui si dedicano nei club inglesi è infatti la loro principale, quando non unica, fonte di introiti per il pagamento della costose tasse universitarie dei college di Londra.

Così una folla di ragazze si è unita davanti alla Hackney Town Hall a Londra per protestare contro le intenzioni della amministrazioni di chiudere i locali notturni dove lavorano tutte le sere come ballerine di lapdance, rivendicando il loro diritto di lavorare e guadagnare abbastanza per permettersi l’Università.

La faccenda nasce da una legge approvata a inizio anno, secondo la quale alcuni club sono stati riclassificati come “luoghi di svago sessuale“, permettendo così alle autorità di fare scelte più rigide e limitarne il numero nella città. Oltre questo, le manifestanti sottolineano l’ulteriore “congiuntura” sfavorevole dell’approvazione da parte del Governo di alzare le tasse universitarie portate in media da 3mila a 9mila euro l’anno.

“Sono orgogliosa di fare la ballerina – dice una di loro al quotidiano inglese The Guardian – 300 sterline a sera, è un guadagno inimmaginabile, e in qualche modo dovremo pur trovare i soldi per pagare le rette sempre più care”. A confermare la tendenza c’è una recente ricerca della Leeds University, che sostiene che tra le ballerine di lapdance una su tre è una studentessa universitaria che lavora nel week end, guadagnando circa 200-300£ a sera.

C’è da dire però che, per quanto si rivendichi questo lavoro come mezzo per pagarsi gli studi, non sono poche le ragazze che, affascinate dal guadagno “facile” e rapido, proseguono anche dopo la laurea, come Amber, laureata con il massimo dei voti, che  stando alle dichiarazioni del Guardian ha rinunciato al giornalismo finanziario per una attività da 50mila euro l’anno da lapdancer nei club.