stage sondaggio isfol

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Lo stage è un’esperienza positiva per gli studenti italiani, ma non serve né per la formazione né per il lavoro. Niente rimborsi, nessuna formazione e soprattutto pochissimi contratti di lavoro a fine stage. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Isfol in collaborazione con la Repubblica degli Stagisti, una testata online dedicata ai giovani lavoratori.

I dati del sondaggio, ancora non pubblicati ufficialmente, sono stati presentati in anteprima al Job&Orienta di Verona, giovedì scorso. La maggior parte degli stagisti che hanno partecipato all’indagine sono universitari.

Il 44,6 per cento di loro ha una laurea specialistica o di vecchio ordinamento, il 27,1 per cento ha una laurea triennale, mentre il 13,7 per cento ha un diploma di master. Tra i partecipanti, il 23,8 per cento mentre lavora studia all’università, e quasi uno studente su cinque ha già accumulato più di tre stage uno dopo l’altro.

Ciò che di più allarmante emerge dall’indagine Isfol, è infatti proprio uno snaturamento del concetto di stage. Se per definizione lo stage dovrebbe costituire un ponte tra l’università e il lavoro, quindi un’occasione di formazione per favorire l’ingresso degli studenti nel mercato del lavoro, in Italia sembra essersi trasformato invece in uno strumento di sfruttamento.

La perdita del valore formativo dello stage è ben rappresentata in effetti dalle opinioni degli studenti-lavoratori in merito alla figura del tutor. La metà degli stagisti intervistati si è espressa molto negativamente a riguardo. Per il 18,6 per cento dei ragazzi il tutor è stato poco presente, per il 6,8 per cento il tutor non è corrisposto a quello indicato sul progetto formativo, per quasi il 18 per cento degli intervistati il tutor non è stato niente di più che una firma sul modulo.

Ma cosa succede una volta terminato lo stage? Secondo la ricerca presentata a Verona, nella metà dei casi lo stage si conclude senza inserimento lavorativo. Nel 18,5 per cento dei casi c’è la proposta di prorogare lo stage. Rappresentano l’8 per cento e il 7,9 per cento dei casi gli stage che danno accesso rispettivamente a un contratto a progetto o a un contratto a tempo determinato. Il 6,5 per cento degli stage prosegue con una collaborazione occasionale. Soltanto il 3 per cento degli stage, invece, dà accesso a contratti a tempo indeterminato.