Francesco Profumo, presidente Cnr

Puntare sul Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) valorizzando il lavoro del personale e la qualità della ricerca. Con questo auspicio si è insediato giovedì 22 settembre il nuovo consiglio di amministrazione guidato dal rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo. Di origini liguri, 58 anni, Profumo ha portato l’ateneo piemontese (che ora pare stia per lasciare per dedicarsi al nuovo incarico) a superare le performance di quello di Milano e a posizionarsi in testa a classifiche come quelle del Censis spingendo molto sulla leva dell’internazionalizzazione.

Ora ci si attende un balzo in avanti anche per il Cnr, dal momento che – come ha spiegato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini – “rappresenta una risorsa da valorizzare per lo sviluppo del Paese”, con il suo ruolo propulsore nella formazione, nella promozione e nel coordinamento della ricerca in tutti i settori scientifici e tecnologici.

Nel formulare i suoi auguri di buon lavoro ai membri del Cda, il ministro ha auspicato che l’impegno del Cnr contribuisca a “favorire l’internazionalizzazione della ricerca ed evitare la fuga di cervelli”. Lo Stato finanzia l’ente pubblico di ricerca con 500 milioni di euro annui e altri 500 arrivano da progetti internazionali cofinanziati da privati.

Presso i cento istituti e undici dipartimenti attivi sul territorio sono impegnati 8.200 dipendenti, quasi la metà dei quali sono ricercatori. Altri tremila giovani ricercatori gravitano poi attorno alle numerose attività dell’ente, sia in campo umanistico sia in campo tecnico-scientifico.

L’insediamento del cda è stata l’occasione per Profumo di stilare un sintetico elenco delle linee guida che caratterizzeranno il lavoro del Cnr nei prossimi mesi, con le risorse umane e i rapporti con imprese e università in primo piano. “Ricerca e trasferimento tecnologico – ha detto il neopresidente del Cnr – sono uno strumento indispensabile per guidare l’Italia verso uno sviluppo solido, duraturo, e per affrontare al meglio le grandi sfide del futuro”.

Dal canto suo, già all’atto della nomina il ministro Gelmini aveva ricordato che la scelta di Profumo e degli altri dirigenti di enti scientifici e di ricerca era sì basata sul curriculum scientifico e accademico, ma teneva molto in conto anche le capacità manageriali e gestionali.