individuate aree del cervello responsabili della dislessia acquisita

Le diverse forme di dislessia acquisita – cioè quei disturbi di lettura che derivano da un danno cerebrale – sono associabili a ben determinate aree del cervello, che alcuni ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca sono finalmente riusciti a individuare. La ricerca, pubblicata su Brain Language e alla quale hanno lavorato neuropsicologi, medici, logopedisti e statistici, apre nuovi orizzonti riguardo ai programmi di riabilitazione cui occorre sottoporre le persone affette da questo disturbo, oltre che nuovi spiragli nell’ambito delle neuroscienze della lettura.

“I risultati di questo studio – spiega Claudio Luzzatti, neuropsicologo del Dipartimento di Psicologia all’Università di Milano-Bicocca e coordinatore della ricerca – hanno permesso di portare importanti evidenze sulla base neurale dei processi di lettura, aprendo nuove strade in questo campo di ricerca”. Nel dettaglio, i ricercatori milanesi hanno scoperto che la dislessia superficiale è prevalentemente associata a lesioni temporali sinistre, quella fonologica a lesioni insulari sinistre e del giro frontale inferiore sinistro, mentre l’alessia pura – una forma particolare di afasia sensoriale caratterizzata dall’incapacità di comprendere la parola scritta – a lesioni del giro fusiforme sinistro.

A questi risultati si è giunti, indagando per la prima volta i correlati neuro-funzionali dei processi di lettura in 59 pazienti con dislessia acquisita in seguito a lesioni cerebrali. Mai, prima di adesso, si era utilizzato un campione così ampio. I dati raccolti “sono stati analizzati con modelli statistici avanzati, per studiare in dettaglio – spiega chi ha condotto lo studio, Enrico Ripamonti, dottore di ricerca in Statistica e assegnista presso il Dipartimento di Economia, Metodi quantitativi e Strategie di impresa della Bicocca di Milano – i correlati anatomici dei diversi sottotipi di dislessia, allo scopo di individuare i correlati neurali dei processi di lettura”. L’indagine è durata ben sei anni.

Il lavoro di questi ricercatori, che ha portato all’individuazione di quelle aree del cervello riconducibili alle varie forme di dislessia acquisita, accendono nuove speranze per il futuro. Ciò cui si punta adesso è utilizzare modelli statistici e tecniche di neuroimmaging sempre più avanzati, in modo da chiarire ancora di più “le basi neurali dei disturbi acquisiti di scrittura, e di conseguenza – aggiunge Ripamonti – i meccanismi neurali dei rispettivi processi funzionali normali, su cui ancora esiste grande incertezza”. Così facendo, si spera di trovare programmi di riabilitazione sempre più efficienti.