proteste londra cairo

“Impossibile trovare www.cu.edu.eg”. Questo il messaggio che i motori di ricerca sul web restituiscono se si tenta di accedere alla pagina della principale università egiziana. Una delle più violente armi che il governo egiziano sta utilizzando contro le proteste è infatti quella del blocco totale della rete internet e dei telefoni cellulari, isolando perfino i siti delle università che solitamente sono i più protetti, secondo quanto ha spiegato Raoul Chiesa, membro dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa).

Nel corso di un black-out globale senza precedenti, si sta consumando una guerra per delegittimare il regime, e che ha visto sinora la morte di più di cento persone in 5 giorni, tra la polizia che spara indistintamente sulla folla e i musei patrimonio dell’umanità che vengono presi d’assalto.

Non  mancano tuttavia i casi di solidarietà internazionale e del mondo arabo all’interno della comunità di studenti universitari, che stanno supportando la battaglia del popolo egiziano, unendo ai motivi delle proteste ciascuno le proprie rivendicazioni.

Tra gli episodi più rilevanti, si registra la protesta degli studenti iraniani, riuniti di fronte alla sezione Egiziana di Teheran e provenienti da tutte le università della città. Quello che chiedono è soprattutto l’unità del popolo islamico nella lotta sociale e politica: “Chiediamo al governo iraniano di chiudere la sezione di interesse egiziana a Teheran finché un governo islamico non prenderà potere in Egitto”, ha dichiarato il rappresentante del movimento mondiale per gli studenti islamici, Esmaeil Tahmouresi.

A replicare episodi di protesta, ispirato da quanto sta accadendo in Egitto, c’è anche una parte del mondo universitario occidentale. Gli studenti inglesi di Londra e Manchester sono infatti scesi in piazza a fianco dei lavoratori contro i conservatori per marciare contro i tagli all’educazione e l’aumento delle tasse. Al grido di “Egypt, Tunisia thank you for the inspiration”, il corteo di studenti si è poi diretto verso l’ambasciata egiziana a Londra per un sit-in. Sei studenti sono stati arrestati a seguito di alcuni scontri con la polizia.