Dati Svimez Sud Italia

I “cervelli” fuggono dall’Italia e soprattutto al Sud il fenomeno assume i contorni di un’autentica emorragia: la conferma giunge dai dati del Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7 per cento (nel 2009 era del 33,3). In pratica al Sud lavora meno di un giovane su tre e, dramma nel dramma, per le giovani donne il tasso di occupazione si è fermato nel 2010 al 23,3 per cento, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5). Non è dunque un caso che l’emigrazione dalle aree deboli del Paese a quelle con maggiori possibilità di trovare lavoro aumenti di anno in anno.

Inoltre nel 2010 il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 13,4 per cento al Sud e del 6,4 per cento al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. Il maggiore problema, spiegano gli esperti, è la scarsa industrializzazione e la mancanza di una vera e propria spinta da parte delle istituzione perché il Sud riparta. Non a caso secondo lo studio sono la Campania, la Puglia e la Calabria le regioni più povere d’Italia.

Tutto questo rende le previsioni decisamente fosche: nei prossimi vent’anni il Meridione perderà quasi un giovane su quattro. Una tendenza che, nel 2050, porterà gli under 30 dagli attuali 7 milioni a meno di 5. E nel 2030 gli ultrasettantacinquenni passeranno dall’8,3 al 18,4 per cento. ll rischio paventato dall’istituto è quello di uno “tsunami” demografico: da area giovane e ricca di menti e braccia, il Sud Italia si trasformerà nel prossimo quarantennio in un’area spopolata, anziana, sempre più dipendente dal resto del Paese.

Insomma, la parte di Paese che doveva rappresentare il laboratorio per il ritorno alla crescita e lo sviluppo dell’intera nazione, rischia di diventare una sorta di “cimitero sociale“. A contribuire, spiegano dall’istituto di ricerche sul Mezzogiorno, è senza dubbio il taglio dei fondi destinati al Sud, i cosiddetti fondi Fas: oltre 7 miliardi di euro l’anno dal 2007 ad oggi che sono stati dirottati in parte a coprire il debito pubblico e in parte al Nord. “La crisi la sta pagando il Sud” spiega Luca Bianchi dello Svimez. Ma alla lunga la pagherà l’intero Paese.