Mariastella Gelmini

Nell’intervento in Senato durante la discussione sul suo disegno di legge, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini mostra di essere già concentrata sui provvedimenti attuativi della riforma dell’università, auspicando che “l’opposizione non faccia mancare il suo contributo” e parlando di un “confronto costruttivo con tutte le forze” che hanno a cuore le sorti degli atenei italiani. Il ministro invita l’opposizione a mettere alla prova il provvedimento a qualche mese dalla sua entrata in vigore impegnandosi a migliorarlo, “aperti come sempre all’ascolto”, nel caso se ne rileverà il bisogno.

Rispondendo alle critiche dell’opposizione, Gelmini getta anche acqua sul fuoco delle polemiche relative agli scontri del 14 dicembre e dice che le scene di guerriglia non sono opera di studenti e professori, “che hanno sempre protestato in maniera civile”, bensì di alcuni soggetti organizzati e violenti. Ma ricordando che proprio vent’anni fa la protesta della Pantera, che pure denunciava “la morte dell’università pubblica”, bloccò per mesi le università italiane, la titolare dell’Istruzione ha parlato di una strumentalizzazione politica del suo disegno di legge, che invece non stravolgerà il sistema universitario italiano.

Entrando nel concreto del provvedimento, il ministro Gelmini annuncia che subito dopo la promulgazione della legge si potranno bandire gli assegni di ricerca “senza alcun intervento regolamentare e normativo”, così come avverrà – aggiunge – “per i posti di ricercatore, per i quali il disegno di legge richiede solo un semplice regolamento di ateneo”. Il ministro ha tenuto anche a precisare che il provvedimento da lei promosso non contiene “favori” alle università telematiche, annunciando un regolamento ad hoc che servirà a rafforzarne la qualità senza fare sconti “ma anche senza criminalizzarle a priori”.