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Pensionamento dei professori, ricercatori precari, più risorse per i giovani e l’ennesima bocciatura del 3+2. Questi gli argomenti al centro delle dichiarazioni di questi giorni del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che sostiene fortemente il pensionamento a 65 anni per i professori universitari, lo ha scritto nero su bianco in una lettera inviata agli atenei italiani.

“Dopo i 70 anni si va a casa, e non ci devono essere possibilità di aggirare questo limite imposto per legge” ha dichiarato il Ministro Gelmini in una intervista al Corriere della Sera. Nei giorni scorsi il ministro ha inviato una lettera agli atenei italiani per chiedere a tutti di rispettare la legge che impone il limite dei 70 anni di età per il pensionamento dei professori, citando come caso particolare La Sapienza in cui i professori senior sono autorizzati ad alzare questo limite ai 75 anni.

In Europa infatti la nostra legge sarebbe già ampiamente generosa rispetto i limiti e secondo la Gelmini non è più tollerabile una politica che privilegi chi ha già avuto ampi riconoscimenti di carriera a scapito dei giovani, considerando i costi elevati che il pensionamento prolungato dei professori comporta. Tali risorse che verranno risparmiate, ha sottolineato il ministro, potranno essere utilizzate per incentivare i giovani ricercatori precari.

Altre dichiarazioni lasciano infine riflettere sul futuro, già ampiamente compromesso, del sistema delle lauree brevi, il cosiddetto “3+2“, già bocciato dalla Corte dei Conti. È possibile infatti che, nell’attuale riforma in Senato, si contempli il ritorno al ciclo unico almeno “in alcuni settori, penso a quelli umanistici ma anche ad alcuni scientifici. Ma al momento non abbiamo ancora proposte concrete”.