Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione

La questione è fondata ma non è il momento di affrontarla. Questa, in sintesi, l’opinione espressa dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, a proposito dell’abolizione del valore legale della laurea, cui va sostituito “il valore sostanziale”. Il tema è stato a lungo dibattuto e di recente riaperto dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia.

Ora Gelmini, nel corso di un’audizione davanti alla commissione Cultura di Palazzo Madama per un’indagine conoscitiva sugli effetti connessi all’eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea, rivendica di aver affrontato “con pragmatismo e concretezza” il problema nella riforma dell’università approvata a dicembre 2010, individuando il percorso da seguire per risolverlo. Poi esplicita la sua posizione spiegando che di abolizione si potrà riparlare quando sarà a regime una “valutazione rigorosa delle sedi e dei corsi”.

La titolare dell’Istruzione fa anche una previsione sui tempi: cinque anni, tanto si impiegherà a portare a termine questo processo. Davanti ai senatori il ministro ha spiegato che prima di tutto è necessaria una “valutazione oggettiva della qualità della didattica e della ricerca”. Non una semplice procedura amministrativa ma un processo che dia valore al titolo di studio attraverso l’accreditamento, “una valutazione non burocratica”.

Insomma, prima di fare il “grande passo” è necessario che le nostre università siano all’altezza degli standard europei, e a sentire il ministro l’accreditamento è il passo precedente all’abolizione del valore legale”, ancora prematura. Il Senato sta prendendo in considerazione un provvedimento di questo tipo, ma nelle ultime settimana numerose sigle sindacali e associative del settore della conoscenza hanno sottolineato come l’abolizione acuirebbe le diseguaglianze sociali e priverebbe i laureati di una certificazione “ufficiale” delle competenze acquisite

Ma per liberarsi delle norme che hanno “per molti aspetti appiattito il sistema universitario”, ha spiegato il ministro, bisogna modificare sia quelle sull’università sia quelle sui bandi e sulle modalità di concorso nelle pubbliche amministrazioni.