pierluogi diaco

Il G8 University Students’ Summit, tenutosi la settimana scorsa a Palermo, ha riunito studenti universitari di tutto il mondo, che si sono confrontati sulle tematiche dello sviluppo sostenibile.

Ecco le impressioni del giovane e apprezzato giornalista Pierluigi Diaco, che ha moderato il meeting di sabato 9 maggio.

1) Quali sono stati i temi fondamentali dello University Students’ Summits?

Il G8 University Students’ Summits è stato focalizzato sulle migliori metodologie per distribuire equamente le risorse del pianeta e dell’ecosistema al fine di creare reali modelli di sviluppo sostenibile. Le proposte avanzate durante la discussione sono state riassunte in un documento finale che i delegati delle nazioni coinvolte proporranno ai loro governi. Sono stato piacevolmente colpito dalla eccezionale preparazione del delegato cinese, molto competente e sensibile alle tematiche ecologiche: lo sviluppo sostenibile in Cina è ancora vissuto come un lusso.

2) Quali sono, a tuo giudizio, i problemi più seri dell’università italiana?

Approssimazione, strutture carenti, poca organizzazione, incapacità di valorizzare i talenti. Inoltre non esiste alcun filo conduttore che unisca ed aiuti a far interagire università e lavoro.

3) Hai riscontrato differenze tra le problematiche degli studenti italiani e quelle dei ragazzi stranieri?

Ho percepito che i ragazzi provenienti da Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania e Francia – tutti Paesi con un eccellente sistema universitario – erano più “inquadrati” e orgogliosi delle proprie nazioni. I delegati di Cina e India, come ricordavo prima, erano davvero preparatissimi. La mole di sviluppo crescente che questi Paesi hanno conosciuto negli ultimi dieci anni ha migliorato l’aspetto formativo dei ragazzi: una vera rinascita culturale senza alcuna sudditanza nei confronti dell’Occidente.

4) Che atteggiamento dovrebbero adottare gli studenti italiani nei confronti dell’istituzione universitaria?

Dovrebbero pretendere di entrare a far parte dei Consigli di amministrazione, i luoghi dove “passa il denaro”; essere parte attiva esclusivamente negli organi collegiali non serve a molto.
Premessa la mia convinzione che chi decide di iscriversi all’università debba poi seguire il percorso prescelto con molta serietà, credo inoltre che oggi non sia così “scontato” che la formazione universitaria possa procurare una professione. In Italia ci sono anche troppe Facoltà. Per questo, personalmente, posso dire di concordare con quanto previsto dalla riforma Gelmini.

5) Qual è a tuo avviso il miglior modello di istruzione universitaria?

Non esiste un modello migliore di un altro: contro ogni “esterofilia”, occorre che l’Italia trovi da sola il proprio modello. Lo abbiamo già visto con il sistema elettorale: certi sistemi che altrove funzionano benissimo, qui non sono applicabili.