Rette universitarie

Al Nord iscriversi e frequentare l’università costa di più. E se il confronto si fa con gli atenei del Mezzogiorno il divario tra le rette pagate in media si fa ancora più eclatante. Se si fa riferimento alla media nazionale, che per la fascia di reddito più alta è di 1.890,01 euro l’anno, il Settentrione è sopra del 28,3 per cento e supera il Sud del 68 per cento.

I dati li ha forniti l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori per il suo secondo “Rapporto sui costi degli atenei italiani”. L’analisi prende in considerazione gli atenei con maggiori iscritti, 18 in totale, nelle tre macro-aree Nord, Centro, Sud e Isole. Dato che ogni università applica criteri diversi per determinare l’ammontare delle rette, nel rapporto sono state individuare cinque fasce di contribuzione in base al modello Isee: fino a 6.000 euro, fino a 10.000, fino a 20.000, fino a 30.000 e una quinta fascia che va oltre la soglia dei 30.000.

A valle delle verifiche svolte dall’associazione dei consumatori, considerando la prima fascia di reddito, l’ateneo (tra quelli “censiti”) dove le rette sono più alte si conferma si conferma l’Università di Parma, dove ogni anno gli studenti pagano 1.005,87 euro per le facoltà scientifiche e 890,05 per quelle umanistiche, superando del 103 per cento la media nazionale.

Facendo un raffronto con gli atenei capitolini si evidenzia che qui gli studenti pagano cica la metà: per le materie scientifiche alla Sapienza c’è una retta di 549 euro e a Tor Vergata di 433, per le umanistiche si pagano annualmente 521 euro alla prima università romana e 433 alla seconda.

Ma il secondo gradino del podio delle università più care va all’ateneo di Verona, dove la retta annuale per gli studi umanistici è di 613,18 euro, quella per le facoltà scientifiche è di 671,22 euro.

Passando all’altro capo della classifica, troviamo a Bari l’università più “cheap” del Belpaese: sempre in prima fascia, la Aldo Moro “chiede” agli studenti 290,80 euro, anche se per i meno meritevoli la retta aumenta.

Rispetto al report dello scorso anno, Federconsumatori registra un lieve calo dell’ammontare delle rette per la prima e seconda fascia: rispettivamente -1 e -4 per cento. Aumentano invece le rette per le fasce più abbienti: la quarta fa registrare un +4 per cento e la quinta un +10.

Uno degli elementi più eclatanti messi in luce dal rapporto è quello relativo alla composizione delle fasce di reddito. Ristoratori, gioiellieri e in generale le famiglie monoreddito di lavoratori autonomi rientrano nella stessa fascia Isee della famiglia monoreddito di un operaio non specializzato, pagando in media 515,82 euro l’anno.

A questo proposito Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, mette in luce le criticità evidenziate da un parametro come l’Isee e spiega che la tendenza – vuoi per la crisi e il taglio dei fondi, vuoi per l’evasione fiscale – è verso un aumento degli studenti appartenenti alle fasce più basse di contribuzione.