Proteste a Bologna su commissione statuto

Elezioni a Trieste, proteste a Torino, sit-in a Messina, nomine dall’alto in tantissimi atenei d’Italia, una road map a Bologna. Si stanno insediando in tutte le Università della Penisola le commissioni incaricate di riformare entro fine luglio lo statuto di ogni ateneo come previsto dalla riforma Gelmini. Sei mesi di tempo, ma tutti sembrano avere fretta e le molte voci che nei mesi passati hanno addebitato alla riforma la colpa di concentrare troppo potere nelle mani del rettore, rischiano ora di avere ragione.

E se l’Università di Trieste, caso unico in Italia, ha optato per una commissione completamente designata dal basso, anche Palermo ha fatto ricorso alla procedura democratica per individuare più della metà dei membri. Le soluzioni inclusive restano tuttavia casi isolati, molti rettori, in questa fase “costituente”, hanno optato per la monarchia assoluta, mitigata al più da consultazioni e audizioni. La legge prevede che 6 componenti siano espressi (o ratificati) rispettivamente dal Consiglio di Amministrazione e dal Senato Accademico, che in molti casi si sono limitati ad approvare i nomi proposti dal rettore di turno.

Come a Catania, dove su proposta diretta del Rettore, Cda e Senato Accademico hanno approvato a maggioranza le nomine dei 12 componenti – per docenti, ricercatori e tecnico amministrativi. A Messina il collettivo di studenti “UniMe in Protesta” sta sparigliando le carte ai piani alti, dopo il sit-in di protesta nei giorni scorsi sembrava avallata l’opzione elettorale per i due rappresentanti degli studenti in commissione, ma alla richiesta di una analoga procedura per i docenti il rettore sembra aver fatto marcia indietro, escludendo le elezioni ma invitando le associazioni studentesche a esprimere dei candidati.

A Torino la settimana scorsa la commissione ha rinviato la seduta di apertura bloccata dalla manifestazione di un centinaio di studenti, un muro umano che ha impedito ai commissari, rettore compreso, di raggiungere la sede dell’incontro. Nel mirino la decisione del rettore di scegliere tra i rappresentanti studenteschi nella commissione un esponente della lista Obiettivo studenti, al posto di uno dei due votati dal Senato studentesco.

A Bologna, nonostante il rettore, Ivano Dionigi, abbia delineato una road map, scandita da audizioni, assemblee e dibattiti pubblici per rendere inclusivo il processo di riforma, in occasione della prima assemblea d’ateneo dedicata all’argomento si sono registrate tensioni e proteste ad opere dei collettivi. Elezioni negate anche a Padova, nonostante la petizione sottoscritta da oltre 500 persone ad inizio febbraio: tempi troppo stretti, pare.