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L’Ente per il diritto allo studio universitario del Piemonte è chiamato oggi a far luce una volta per tutte su risorse e obiettivi con l’approvazione del bilancio 2012. L’Ente è ormai a rischio commissariamento dopo che la Regione ha tagliato il 60 per cento dei fondi e dopo che, per la prima volta sono state erogate borse di studio soltanto per il 30 per cento degli aventi diritto.

I borsisti (e tutti quelli che la borsa, quest’anno, l’hanno “mancata” a causa della carenza dei fondi) si troveranno di nuovo davanti alla sede del consiglio regionale e attenderanno notizie dalla giunta che dovrà decidere sui finanziamenti del prossimo anno. Ma la posta in gioco si alza: le decisioni di oggi potrebbero addirittura mettere a rischio il pagamento degli stipendi dei dipendenti dell’Edisu.

Impossibile fare una previsione su quanto la Giunta Cota dedicherà quest’anno all’Edisu né per il pagamento della seconda rata delle borse di studio né per il contributo del prossimo anno, certo è che le scelte della Regione di questa mattina avranno ripercussioni immediate sulla seduta del cda dell’ente, fissata invece per il pomeriggio. In poche parole oggi si deciderà la sorte di un ente storico legato alla realtà accademica piemontese, decretandone la sopravvivenza o la morte.

Già ieri mattina trecento borsisti, lavoratori dell’Edisu e delle cooperative che prestano servizio nelle residenze studentesche, sono scesi nuovamente in piazza, hanno bloccato per mezz’ora il traffico in via Cernaia per poi concentrarsi in piazza Castello, sotto il palazzo della Regione, dove una delegazione è stata ricevuta dall’assessore con delega ai rapporti con le Università, Elena Maccanti.

L’assessore Maccanti ha parlato di “situazione delicata” e ha dichiarato di voler riaprire il tavolo con gli atenei piemontesi per trovare il modo di destinare al diritto allo studio i dieci milioni dell’accordo di programma col ministero dell’Istruzione relativi all’internazionalizzazione e rivedere il funzionamento dell’ente, eliminando alcune inefficienze.