Adi protesta

Blocco dei dottorati e delle procedure di attribuzione degli assegni di ricerca. Sono le problematiche cardine dei quesiti che Valentina Maisto, dottoranda in Diritto penale alla Statale di Milano, rappresentante dei dottorandi nel Cnsu e socia dell’Adi, l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, ha posto a nome di tutti gli associati al ministro dell’Università Mariastella Gelmini in seguito all’approvazione definitiva della riforma.

Le risposte dal dicastero dell’Istruzione, Università e ricerca sono arrivate ma, fa sapere l’Adi, hanno consolidato la sensazione di sconforto diffusa tra i membri dell’associazione. Una richiesta di chiarimento era legata all’articolo 19 della legge 240/2010, la cosiddetta riforma Gelmini: non è chiaro infatti se la norma preveda l’eliminazione del dottorato senza borsa con i correlativi posti o la possibilità di bandire posti privi di borsa senza più limiti. “L’intento di questa domanda – commenta Valentina Maisto – era quello di capire se ci sarà una sorta di liberalizzazione dei dottorati senza borsa. La risposta del ministro, che ha rimandato a un futuro regolamento sul dottorato, non ha soddisfatto le nostre richieste”.

Riguardo alle sollecitazioni dell’Adi in merito agli assegni di ricerca la replica di Gelmini ha confermato che devono ancora essere stabiliti i minimi e che quindi gli assegnisti continueranno a lavorare senza essere pagati: “Come avevano già spiegato – recita la replica ministeriale – chi beneficia di un assegno di ricerca continuerà il suo periodo fino alla scadenza, e dopo gli atenei, in attesa dei decreti attuativi ed in mancanza di norme transitorie o almeno di circolari interpretative, probabilmente bloccheranno l’emanazione di nuovi bandi per gli assegni”.

Restano i dubbi anche sul rapporto numerico tra ricercatori a tempo determinato al primo contratto e quelli al secondo contratto. Su questo punto l’associazione spiega di non aver ricevuto risposte: “Ci hanno solamente confermato che avere ottenuto un contratto di tipo A è la precondizione per raggiungerne uno di tipo B, non abbiamo ancora la minima idea, però, sul rapporto percentuale tra i due”.

I dottorandi non sono disposti a demordere nonostante la disillusione rispetto ai risultati attesi: “Abbiamo tenuto un atteggiamento critico ma propositivo durante tutto l’iter della riforma – conclude Valentina Maisto – purtroppo in questi mesi nessuno dei nostri emendamenti e delle nostre proposte è stato accolto, quindi se non ci hanno ascoltato prima dubito che lo faranno in futuro. Continueremo comunque ad essere critici e propositivi”.