Rapporto UE "She Figures" donne e ricerca

Qual è la situazione delle donne nella ricerca? Se l’è chiesto l’Unione Europea, che ha analizzato lo stato delle cose nell’ultimo rapporto “She Figures. Gender in research and innovation”. E i dati parlano di una presenza femminile nel campo della ricerca in crescita, ma che rimane ancora minoranza: solo un ricercatore su tre è donna e la media in tutta la UE è quella di una sola presenza femminile ogni due uomini nei comitati scientifici o gestionali.

Secondo i dati del rapporto UE “She Figures” 2013, in collaborazione con i corrispondenti statistici del gruppo di Helsinki Donne e scienza, nonostante le strategie UE per promuovere la parità di genere e i notevoli risultati ad oggi ottenuti, la ricerca europea mostra ancora una scarsa presenza di donne e un uso improduttivo di figure femminili altamente qualificate. E se tra i ricercatori la percentuale di presenza femminile si attesta al 33 per cento, i dati peggiorano man mano si avanza nella carriera e si analizzano ruoli con incarichi decisionali.

Infatti, facendo una media sui 27 Paesi membri dell’UE più Croazia, Macedonia, Islanda, Israele, Norvegia, Svizzera e Turchia, le donne rappresentano soltanto il 20 per cento dei professori ordinari e il 15 dei direttori nel settore dell’istruzione superiore. E se nell’istruzione superiore e nelle pubbliche amministrazioni le donne sono il 40 per cento dei ricercatori, nelle imprese private il dato si attesta su un misero 19 per cento.

Nell’analisi dei dati del rapporto UE “She Figures” 2013 bisogna poi considerare che, sempre nella media UE, la percentuale di donne iscritte all’università è maggiore di quella degli uomini, e che così è stato in tutti gli ultimi anni recenti: nel 2010, ad esempio, il 60 per cento dei laureati europei era di sesso femminile ma solo il 20 per cento degli accademici di alto livello erano donne. E le difficoltà per le donne nella ricerca risultano tanto più evidenti in campi quali ingegneria e scienza, come accade anche negli USA.

Dall’Università del Maryland suggeriscono che tali differenze dipendano almeno in parte da un diverso atteggiamento nei confronti della propria carriera in campo scientifico: più fiduciosi e sicuri gli uomini, meno le donne. Per dimostrarlo è stato condotto un esperimento su 367 adolescenti che ha dimostrato come le ragazze siano in genere meno convinte di essere portate per ingegneria, scienza, tecnologia, e come, di conseguenza, sia meno probabile che scelgano uno di questi campi per il loro futuro professionale, perché raramente si punta su qualcosa in cui non si pensa che si avrà successo.

Ma la situazione di minoranza delle donne nella ricerca scientifica dipinta dal rapporto UE “She Figures” 2013 trova motivazioni anche nel contesto sociale-culturale. Non solo nei laboratori e nelle università ma anche in altri ambiti le donne per affermarsi devono lottare contro stereotipi più radicati di quanto vorremmo ammettere e la scarsità di politiche e aiuti per conciliare famiglia e lavoro.