disoccupazione giovani

Secondo le rilevazioni Istat, basate sui dati fino a dicembre 2010, il livello di disoccupazione in Italia ha smesso di scendere, ma nel dato c’è una brutta notizia per le fasce più giovani della popolazione.

Se il dato disaggregato infatti parla di numeri stabili a fine anno, il tasso di disoccupazione nella fascia dai 15 ai 24 anni è aumentato fino ad arrivare al 29%, “guadagnando” 0,1 punti percentuali rispetto a novembre 2010 e il 2,4% se confrontato con l’anno precedente. Questa flessione porta il livello di occupati in questa fascia d’età a una cifra record, ovviamente in negativo, dal 2004.

Scendendo nel dettaglio della rilevazione dell’Istituto nazionale di statistica, i dati ci indicano che il numero delle persone che si attivano per cercare un lavoro, sebbene in aumento del 2,5% rispetto all’anno2009, è diminuito dello 0,5% rispetto al mese precedente, quindi rispetto a novembre 2010. Ad aumentare è anche il numero di giovani inattivi, quindi disoccupati che dichiarano di non essere nemmeno in cerca di lavoro. Questa “tipologia” di giovane sale dello 0,1% sia in confronto con il 2009 che con i numeri del mese precedente.

“A chiusura del 2010 le condizioni del mercato del lavoro appaiono un po’ più serene“, fa sapere l’Istat, sottolineando il dato generale in base al quale dall’autunno l’occupazione ha smesso di scendere. Ma lo stesso Istituto non manca di sottolineare la notizia decisamente meno buona: “L’unico elemento che stona è la disoccupazione giovanile, che ancora una volta torna a scalare posizioni, segnando un nuovo record”.

Questo dato diventa ancor più signidficativo se incrociato con le risultanze dell’undicesimo rapporto del Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario), che ha lanciato l’allarme a proposito della diminuzione della percentuale di immatricolati: il 65,7 per cento, un calo percentuale dell’8,8 dal 2003 ad oggi. L’allarme, secondo il Cnvsu, arriva maggiormente dai territori in cui l’occupazione non manca e questo dimostra come il binomio laurea-lavoro sia meno avvertito che in passato.