Il senatore Achille Passoni del Pd

Dopo il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità, respinta da Pdl, Lega e Fli con l’astensione dell’Udc, è iniziato in Senato il dibattito sulla riforma dell’università portata avanti negli ultimi due anni dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che in giornata ha lanciato un ultimo appello agli studenti sottolineando come, al momento, non è all’orizzonte un voto di fiducia sul provvedimento.

A Palazzo Madama il senatore Pd Achille Passoni ha letto ai suoi colleghi in Aula un intervento a firma di ricercatori e studenti dell’Università di Firenze. Il parlamentare rimarca “la distanza enorme” della politica dalle problematiche delle persone comuni, cosa che – spiega – lo ha spinto a dare voce alle giovani generazioni “che più di tutti stanno subendo la crisi”.

“Siete oggi a votare questo disegno di legge, contro il quale, da mesi, noi, studenti e ricercatori, ci opponiamo fermamente cercando di farvi capire i motivi delle nostre preoccupazioni. Invano”. Comincia così il documento letto in Aula da Passone, secondo il quale “ci sarebbe ancora tempo” per aprire un canale di comunicazione con questa generazione che chiede protagonismo nel costruire una università che punti davvero su merito e pari opportunità per tutti.

Anche le critiche che arrivano dai banchi dell’Udc sono nette. Il presidente dei centristi al Senato, Gianpiero D’Alia, parla di “occasione persa per l’assenza di coraggio, lungimiranza e progettualità” e critica la mancanza di un percorso condiviso che conduce oggi all’approvazione di un testo con il Parlamento diviso e le piazze gremite di manifestanti. Sul merito del disegno di legge, D’Alia sottolinea come le riforme “a costo zero” siano “impensabili” e sciorina i motivi per cui ritiene che il ddl Gelmini non goda della necessaria copertura economica.

Fuori dal Parlamento arriva il commento dell’ex ministro dell’Università ed esponente di Sel Fabio Mussi, che parla senza mezzi termini di “colpo definitivo” all’università italiana. “Una legge di 174 articoli che, se non sbaglio, ha bisogno di 40 o 50 decreti attuativi che rimandano, a loro volta, a circa 500 regolamenti” secondo Mussi non potrà mai entrare a regime. L’unica certezza – spiega l’ex ministro – sono dunque i tagli.