Classifiche università Censis-Repubblica 2016

Puntuale come ogni anno è arrivato anche per il 2013 l’Academic Ranking of World Universities (ARWU), la classifica delle migliori 500 università al mondo curata dalla cinese Jiao Tong University di Shanghai. E, ancora una volta, a dominare quasi incontrastati sono gli Stati Uniti, che occupano – proprio come nel 2012 – 17 delle prime 20 posizioni. L’Italia, invece, continua ad arrancare, non riuscendo a piazzare nessun ateneo tra i primi 100.

Sul gradino più altro del podio della classifica ARWU 2013 si conferma Harvard, seguita da Stanford e Berkeley, mentre il MIT di Boston perde una posizione rispetto all’anno precedente e si ritrova quarto. La prima università europea è Cambridge, che mantiene la quinta posizione. I primi due atenei italiani in graduatoria sono, invece, le università di Pisa e di Roma “La Sapienza”, che si collocano nella fascia tra il 101esimo e il 150esimo posto, mentre Milano e Padova si attestano tra la 151esima e la 200esima posizione. Più indietro Bologna, Firenze, Torino e il Politecnico di Milano, che finiscono tra il 201esimo e il 300esimo posto.

In tutto, nella classifica ARWU 2013 sono 19 gli atenei italiani a comparire tra le prime 500 università del mondo. Questo risultato colloca l’Italia all’ottavo posto tra i vari Stati, nella cui graduatoria iniziano a farsi largo sempre più i Paesi emergenti: Cina, Taiwan e Hong Kong soprattutto, che nel 2003 avevano solo 16 atenei tra i primi 500, mentre nel 2013 sono riusciti a piazzarne ben 42, con addirittura 5 di questi che si sono guadagnati la Top 200.

E subito in Europa qualcuno ha storto il naso: così il ministro francese dell’Istruzione, seguito da quello italiano Maria Chiara Carrozza. Che, se si dice di non essere preoccupata dall’assenza di università italiane tra le prime 100 della classifica ARWU 2013, non manca di spiegare che i parametri dei vari ranking mondiali premiano un determinato approccio alla formazione e allo studio, cioè il modello anglosassone, nel quale non solo contano di più gli atenei che si distinguono per pubblicazioni in inglese, ma sono particolarmente premiati i percorsi non umanistici. Che, invece, sono il tratto distintivo delle università italiane e di quelle di tutto il Vecchio Continente: da qui, l’idea di un metodo più europeo nella valutazione, e l’invito a lavorare ulteriormente sulla qualità della didattica.