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Vietato suicidarsi all’interno del campus. Questa la restrizione che l’Università di Dongguan, nella provincia cinese del Guandong, ha imposto ai propri studenti, i quali al momento dell’iscrizione devono firmare l’accettazione di una clausola che stabilisce la piena assunzione di responsabilità da parte di chi vorrà violare il divieto. Secondo la stampa locale cinquemila matricole di Ingegneria hanno già firmato, ma moltissimi studenti non sono d’accordo con il provvedimento, che di fatto solleva l’ateneo da ogni possibile colpa, e le proteste non si sono fatte attendere.

I vertici dell’università cinese, tuttavia, si difendono dicendo che non si tratta di un vero e proprio divieto di suicidio. La clausola che agli studenti viene chiesto di accettare al momento dell’iscrizione, secondo l’ateneo, è “solo un codice di condotta: fa sì che gli studenti rispettino le regole”. E il motivo del suo inserimento sarebbe quello di prevenire episodi drammatici come quello avvenuto l’anno scorso, quando uno studente ferì nel dormitorio del campus una compagna perché questa si era rifiutata di avere una relazione con lui.

Gli studenti che contestano la clausola che di fatto vieta il suicidio all’interno delle strutture dell’Università di Dongguan e l’assolve da ogni responsabilità, accusano l’ateneo di disinteresse nei confronti dello stato di salute globale degli studenti. La critica più ricorrente che viene mossa è che la volontà dell’università è quella di lavarsi le mani da ogni possibile colpa per gli incidenti che si possono verificare all’interno del campus.

Inoltre, nonostante l’ateneo lo neghi, in molti pensano che il divieto di togliersi la vita nel campus sia da mettere in relazione, più che con l’episodio dello scorso anno, con l’impressionante aumento dei suicidi registrato in Cina negli ultimi anni. Il fenomeno coinvolge anche tanti studenti, esasperati dai ritmi insostenibili con lezioni che impegnano anche per oltre 12 ore al giorno. Quella dell’alto numero di studenti che optano per un gesto estremo, del resto, è una piaga che affligge anche altre università particolarmente impegnative, prima tra tutte Harvard.

La Cina, comunque, non è nuova all’imposizione di divieti di questo genere. In passato anche la Foxconn – l’azienda di componenti che lavora, tra gli altri, per Apple ed è diventata tristemente famosa in tutto il mondo a causa dell’alto tasso di suicidi tra i dipendenti – aveva inviato ai suoi operai una lettera in cui chiedeva loro l’impegno a non togliersi la vita. Fu uno scandalo di livello mondiale, e l’azienda dovette presentare scuse formali.