Carrozza promette revisione del numero chiuso

Rivedere il numero chiuso, il meccanismo del turnover negli atenei e aumentare gli interventi per il diritto allo studio e per finanziare università e ricerca: queste le promesse che il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha fatto ai rappresentanti del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) che ha incontrato a Roma.

L’incontro col ministro ha soddisfatto i membri del CNSU, che hanno apprezzato il proficuo “scambio di idee tra il consiglio e il ministero, sia sulle questioni di merito riguardanti università e diritto allo studio, sia su quelle di metodo nel rapporto tra l’organismo studentesco e il ministero”, ha commentato il presidente dell’organismo, Andrea Fiorini. Un altro motivo di soddisfazione è la promessa che il confronto tra le parti sarà mantenuto e rinnovato già a partire dalle prossime settimane.

I temi che dovrebbero essere affrontati nel prosieguo degli incontri tra il ministro e il CNSU sono alcuni dei nodi centrali del sistema universitario italiano. In primis i meccanismi di accesso all’università, partendo dalla questione più delicata – che è al centro del dibattito ormai da anni – cioè quella del numero chiuso. Il ministro Carrozza ne ha promesso agli studenti una revisione, concedendo l’apertura di tavoli di discussione con i loro rappresentanti per la definizione degli interventi da adottare per affrontare tutti i problemi connessi, a partire da quello dell’aumento esponenziale dei corsi di laurea a numero chiuso a livello locale.

Altro aspetto sul quale Carrozza si è detta pronta ad apportare modifiche è quello del turnover universitario e dei ‘punti organico’. Il sistema – ideato dall’ex-ministro Gelmini – che ha debuttato quest’anno, ma ha già suscitato molte polemiche, soprattutto da parte degli atenei del Sud, che risulterebbero penalizzati dai criteri adottati.

Oltre a numero chiuso e turnover, nell’incontro si è parlato anche dell’enorme questione del diritto allo studio e delle risorse necessarie per garantirlo. Attualmente, uno studente universitario su tre risulta ‘idoneo’ a ricevere le borse di studio, ma non ‘beneficiario’ a causa delle carenze di fondi statali e regionali. In proposito, ha dichiarato il ministro Carrozza, adottando un orizzonte temporale più lungo ci sarebbero da studiare un tetto massimo per l’incremento delle tasse universitarie e da rivedere anche la ripartizione delle competenze tra Stato e regioni.

Intanto, però, non mancano le urgenze. La prima? Recuperare nella legge di stabilità i 41 milioni di fondi statali per gli atenei virtuosi che sono svaniti per un cavillo amministrativo. E poi, cambiare rotta: aumentare i fondi strutturali per università e ricerca. “Una questione culturale”, ha dichiarato il ministro Carrozza a Il Sole 24 ORE, aggiungendo che inizierà una battaglia attraverso “tutti i possibili strumenti di comunicazione per far capire a tutti gli italiani l’importanza di investire nella ricerca”.