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Lo hanno già ribattezzato “Terminator Centre”, ma il suo vero nome è Centre for the Study of Existential Risk (CSER): il suo compito è studiare le minacce che possono nascondersi nel progresso tecnologico, i cui pericoli sono stati magistralmente incarnati sul grande schermo da HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio o dai robot della famosissima saga cinematografica con Arnold Schwarzenegger. A dar vita a questo istituto sono stati Lord Martin Rees, astronomo reale e cosmologo di fama mondiale, Huw Price, professore di Filosofia della Cambridge University, e il cofondatore di Skype, Jaan Tallin.

Proprio con l’intento di provare a prevedere e, se possibile, anche prevenire i futuri pericoli per l’uomo, i fondatori del “Terminator Centre” hanno intenzione di radunare a Cambridge durante il 2013 filosofi, astronomi, esperti di intelligenza artificiale, economisti, biologi, neuro-scienziati e altri studiosi provenienti da ogni disciplina, per analizzare il nostro avvenire alla ricerca di tutto quello che potrebbe portarci alla rovina, in particolare per ciò che riguarda l’evoluzione tecnologica.

Quello della rivolta delle macchine è uno dei temi principali della fantascienza. John Good, matematico e crittologo inglese amico e collaboratore di Alan Turing (uno dei padri fondatori dell’informatica), ne individua i pericoli già in un articolo del 1965 pubblicato su New Scientist nel quale prevedeva la costruzione di una macchina che si sarebbe rivelata essere l’ultima invenzione dell’umanità. Good pensava che quest’ultima sarebbe stata l’invenzione “definitiva”, un computer intelligentissimo in grado di progettare e realizzare macchine sempre migliori che, a loro volta, avrebbero superato ulteriormente le capacità dell’intelletto umano. Non per nulla Good fu anche consulente di Stanley Kubrick per il suo capolavoro fantascientifico, 2001: Odissea nello spazio.

Che la realizzazione di una macchina dalla super intelligenza possa essere un serio pericolo per l’umanità è ciò che pensano anche i tre fondatori del “Terminator Centre” di Cambridge. “La natura non aveva previsto l’impatto che avrebbe avuto l’uomo e noi a nostra volta non possiamo considerare l’intelligenza artificiale sicura e garantita” ha dichiarato Huw Price. “Dobbiamo prendere in seria considerazione – spiega Price – la possibilità che a un certo punto il vaso di Pandora della tecnologia possa aprirsi e farsi trovare impreparati avrebbe conseguenze disastrose”.

Dei pericoli della tecnologia per l’umanità ha parlato ampiamente anche Lord Rees (già presidente della Royal Society) nel suo libro del 2003 dal titolo Our Final Century (Il nostro secolo finale), nel quale metteva in guardia gli esseri umani circa la propria auto-distruttività, che a suo dire potrebbe portare alla totale cancellazione del genere umano dal pianeta Terra entro il 2100.

Sebbene le ricerche del “Terminator Centre” di Cambridge si basino sulla consapevolezza che lo sviluppo tecnologico possa rappresentare una minaccia per la stessa sopravvivenza del genere umano, i tre fondatori dello CSER non vogliono creare allarmismi. “Non stiamo dicendo che possiamo prevedere che questo avverrà, nessuno al momento è in grado di farlo, ma – conclude Huw Price – i rischi esistono ed è bene tenerlo a mente”.