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Dall’Università di Cambridge arriva una ricerca destinata a far molto discutere, secondo i cui risultati alcuni pazienti in stato vegetativo permanente sarebbero in realtà non solo coscienti, ma anche in grado di prestare attenzione e di eseguire semplici comandi. Se ne saranno confermate le conclusioni, lo studio getterebbe una nuova luce su una condizione finora considerata per lo più irreversibile e sulla quale negli anni si sono sviluppati numerosi dibattiti  attinenti alla sfera dell’etica.

La ricerca è stata condotta da un team della Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit e dell’Università di Cambridge ed è stata pubblicata sulla rivista Neuroimage: Clinical. I ricercatori hanno misurato l’attività elettrica del cervello di 21 pazienti in stato vegetativo permanente o minimamente coscienti e di 8 volontari sani attraverso una procedura non invasiva, l’elettroencefalografia, nel corso di un test che prevedeva che ascoltassero delle serie di parole. I partecipanti sentivano una parola diversa al secondo per 90 secondi, ma veniva loro richiesto di prestare attenzione alternativamente solo alle parole “sì” o “no”, che rappresentavano il 15 per cento delle parole di ogni sessione. Il tutto è stato ripetuto più volte, per un totale di 30 minuti.

Dal test i ricercatori hanno scoperto che uno dei pazienti dichiarati in stato vegetativo permanente, totalmente incapace quindi di muoversi e parlare, era in grado di filtrare le informazioni, riconoscendo le parole alle quali era stato richiesto di prestare attenzione, esattamente come i volontari sani. Attraverso alcune tecniche di imaging cerebrale, gli scienziati britannici hanno anche scoperto che il paziente dimostrava non solo attenzione e coscienza, ma era in grado addirittura di eseguire semplici comandi, come ad esempio immaginare di stare giocando a tennis.

Lo studio dell’Università di Cambridge sembra suggerire che alcuni dei pazienti in stato vegetativo permanente sono in realtà in grado di prestare attenzione ai suoni intorno a loro, dimostrando di essere coscienti, nonostante le apparenze. Ciò apre le porte a nuovi studi, in quanto, se si riuscisse a far sviluppare a questi pazienti l’abilità di interagire con il mondo esterno, seppure solo a livello cerebrale, in futuro  si potrebbero realizzare dispositivi in grado di consentire loro di avere degli scambi più attivi.

Come ha spiegato Srivas Chennu, uno dei ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università di Cambridge, le informazioni ricavate dallo studio “potrebbero rendere possibile lo sviluppo di tecnologie future per aiutare i pazienti in stato vegetativo a comunicare con il mondo esterno”.