ordinamento europeo professione avvocato

ordinamento europeo professione avvocato

Avocat, Dikigoros, Solicitor, Avvocato. Si potrebbe andare avanti per tutte le lingue dei Paesi dell’Unione Europea, traducendo la parola “avvocato”.

Purtroppo le difficoltà di comprensione però non riguardano evidentemente solo il termine per indicare la professione legale, ma anche e soprattutto l’assenza di un ordinamento comunitario armonizzato che ponga regole condivise per diventare avvocato.

 

Un ordinamento comunitario “forense” che armonizzi le procedure per diventare avvocato infatti ancora non esiste. Quello che è stato sancito attraverso alcune e poco numerose direttive europee riguardano perlopiù i casi in cui un avvocato voglia o abbia necessità di svolgere la propria professione in uno dei Paesi europei.

A ciò infatti si riferiscono le direttive numero 77/249/CEE, attuata in Italia con la legge n. 31 del 1982, e la direttiva numero 89/48/CEE, attuata in Italia con decreto legge n. 115 risalente al 1992 dell’ordinamento comunitario che nello specifico disciplina il reciproco riconoscimento di alcuni titoli di studio.

In assenza dunque di tale ordinamento comunitario che armonizzi il diritto nei singoli Paesi dell’Unione per diventare avvocato, ogni Paese nel legiferare all’interno dei propri confini sulla professione di avvocato, è tenuto a rispettare solo date e limitate direttive comunitarie.

Per fare un esempio pratico, in Inghilterra e in Irlanda diventare avvocato significa scegliere tra due figure: sono presenti due diverse figure di “avvocato” , una che possiamo dire di primo livello ha la possibilità di unirsi in associazione  o società e hanno il diritto di difendere in udienza, l’altra invece, che può ricevere istruzioni dal “primo tipo” di avvocato può esercitare e comparire soltanto dinnanzi a Tribunali minori, oltre che occuparsi anche di tutte le attività normali di un avvocato.

In questo contesto una delle sfide delle professioni legale è proprio quella di garantire un ordinamento comunitario e quindi realizzare uno spazio giuridico unitario, senza dover ricorrere a soluzioni parziali, e semplificare così l’ “architettura” costituzionale dell’Unione Europea e l’accesso alla professione per diventare avvocato.